Ho appena parcheggiato la macchina nella piazza di Bobbio, sono in ritardo. Mi avvicino all'edicola e chiedo all'edicolante se la sosta è a pagamento. Lui mi guarda, si volta, prende un fumetto e me lo porge: "Squadra 666". Alzo lo sguardo per dirgli che non mi interessa ma lui non c'è più, non c'è neppure l'edicola. Mi guardo intorno, sono all'interno di una cripta. Dei passi lenti si stanno avvicinando, indietreggio. Sapevo che non sarei mai dovuto venire qua. Mi appoggio alla parete mentre qualcuno o qualcosa si avvicina, sento il cuore in gola. I passi si fermano e inizia una musica: "The Final Countdown". Cristiano Ciccotti entra ballando con uno stereo Philips anni '80, spegne lo stereo e mi guarda.
Dopo essermi diplomato al Liceo Classico “Amedeo di Savoia” di Tivoli, dato che ero davvero molto attratto dal mondo del cinema, mi sono iscritto al Dams dell’Università di Tor Vergata a Roma, sperando di trovare il modo per entrare in quel mondo. Poi, un paio di anni dopo la laurea, volendo capirne di più su come si scrivesse un film, mi sono iscritto al corso di sceneggiatura della Nuct, dentro Cinecittà. Lì, tra i miei compagni di quel corso, c’era anche Daniele Misischia, con cui ho stretto fin da subito un’amicizia molto forte, che nel tempo è diventata fraterna, condividendo praticamente gli stessi gusti e la stessa passione sia per il cinema, che per la musica, che per il senso dell’umorismo, oltreché per tutto ciò che per noi conta.
Credo perché chi è nato negli anni ’80, come me, ha avuto modo di crearsi un pantheon cinematografico e culturale in cui il mondo del fantastico era assolutamente preponderante. Raccontare storie in cui l’elemento fantastico e il paranormale siano presenti e soprattutto centrali, secondo me, è di gran lunga più interessante che raccontare situazioni che vedo e vivo in prima persona tutti i giorni quando esco di casa. Inoltre, cosa più importante, raccontare una storia “fantastica” (in senso più lato possibile), ti permette di analizzare e raccontare meglio le tematiche che viviamo nel presente. Un esempio su tutti: la prima trilogia di “Guerre Stellari” (ep. IV, V e VI), racconta molto meglio e in modo estremamente più profondo ed interessante (ovviamente secondo me, eh) il rapporto tra un padre e un figlio rispetto ad altri film che raccontano “solamente” le difficoltà di un rapporto padre/figlio.
Ce ne sono davvero troppi. Farei veramente fatica ad elencarteli tutti, ma a naso: “Blade Runner”, “C’era una volta in America”, “Fight Club”, “La Finestra sul Cortile”, “The Game”, “Ritorno al Futuro” (chiaramente tutti e tre), “The Dark Knight”, “Inception”, “Essi Vivono”, “Lo Squalo”, “Hook”, “La Casa I e II” e “L’Armata Delle Tenebre” ma potrei andare avanti per ore!
- “The End” è un film claustrofobico ambientato in un ascensore, parlaci delle difficoltà che hai incontrato nella stesura della sceneggiatura.
In realtà grosse difficoltà non ne ho incontrate. Da quando un giorno di circa dieci anni fa Daniele mi disse “sarebbe figo ambientare tutto un film dentro un ascensore mentre fuori c’è l’apocalisse”, mi si è subito accesa la classica lampadina. Più che di difficoltà si trattava di una sfida, ovvero quella di non far annoiare chi avrebbe guardato il film. Così ci siamo messi sotto, ci era chiaro che avremmo dovuto far succedere qualcosa in ogni momento, per non far calare la concentrazione. Abbiamo deciso che il protagonista doveva essere un vero stronzo, un po’ come Colin Farrel in “In Linea con l’Assassino”, in modo che quando il suo mondo sarebbe andato a puttane tutti noi ne avremmo gioito, perché se lo meritava. In questo modo, paradossalmente, la gente avrebbe comunque empatizzato con lui, perché anche uno come Claudio Verona merita una seconda chance, se fa ammenda dei suoi peccatucci. Ho scritto la prima stesura della sceneggiatura durante l’estate del 2011. Poi, su quella base, insieme a Daniele l’abbiamo rivista, riletta a morte e riscritta, cercando di migliorare tutto quello che potevamo.
quel film ci fosse David Fincher non è mica un dettaglio da poco. Ma, tornando alle sceneggiature che avrei voluto scrivere, ci sono anche “Toro Scatenato”, “C’era una volta in America” o tutta la filmografia di John Carpenter. Ovviamente mi fermo per rispetto di chi legge!
- Chi eri in una vita precedente?
Ah, boh.
Un improvvisa nebbia si alza e comincio a sentire una cantilena nell'aria.
Notte fonda, notte scura
tu non devi aver paura





