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lunedì 21 novembre 2022

Paola Turci vola così...e ci stupisce

Prima nazionale al Teatro Moderno di Latina dello spettacolo teatrale "Mi amerò lo stesso" dove la cantautrice Paola Turci si racconta. Un viaggio emozionante in cui è facile rispecchiarsi. Conosciamo la Paola bambina che tra le mille insicurezze affronta l'infanzia, che attraversa l'adolescenza ed incontra la musica. È facile innamorarsi di Paola, perché è una ragazza semplice, una de no' artri ed è facile empatizzare con le parole che volano nell'aria tersa senza limiti. Danzano le parole, per poi adagiarsi sul cuore. È uno spettacolo che ti rimane dentro. Onesto e sincero, scritto magistralmente e magistralmente interpretato, consacrando Paola Turci anche come attrice oltre che a cantautrice. A tratti drammatica, l'interpretazione è soprattutto goliardica, sembra di essere a tu per tu con un amica che ti racconta momenti di vita. È aspra, dolce, spigolosa e ironica, ha mille sfaccettature ed è così coinvolgente che ti viene da pensare che è la tua vita che sta raccontando.
Poi all'improvviso tutto si ammanta di nero ed è il racconto del tragico incidente e lo vivi tutto, centimetro per centimetro di quell'asfalto maledetto. In quel momento affondi le dita nella poltrona per non sentire il dolore ma è inutile. Le parole sono taglienti come lamiere e la bocca impastata di sangue fa fatica a farne uscire il respiro. Noi siamo lei e te ne accorgi perché voltandoti per guardare le persone accanto, hanno tutte gli occhi lucidi.
Brava Paola, non ce lo avevi detto che volavi così ed ora su quel palco ti sei aperta con coraggio affermando che "Ti amerai lo stesso". Noi ti abbiamo sempre amato.

Luca Albanese

venerdì 18 novembre 2022

Un anno pieno di cose

 Dopo un anno di silenzio rieccoci qua. Un anno intenso dove sono successe tante cose, belle e brutte. Ma sappiamo che questa è la vita e non possiamo tirarci indietro. Volevamo intanto condividere con voi le cose belle, quindi nei prossimi post vi racconteremo cosa abbiamo fatto quest'anno, che di silenzioso ha avuto ben poco.




mercoledì 1 settembre 2021

Arianna Bonardi, la "strega" che ama Mary Poppins

 


Foto:Tomasz Mlynarczyk
La barca dondola al ritmo pacato delle onde che s'infrangono sulla roccia. L'uomo che mi ha accompagnato fino a qua non ha detto una parola, solo un gesto nervoso con la testa. L'entrata della grotta, che a me riporta l'immagine fanciulla del pescecane di Pinocchio, è pronta ad inghiottirmi. 


Deglutisco mentre a colpi di remi entriamo fino a giungere ad un punto dove la terraferma mi dà l'opportunità di non dondolare più. La roccia millenaria asseconda i miei passi, mi volto per chiedere al barcaiolo se può prestarmi una torcia ma non c'è più, svanito nel nulla, sempre che sia mai esistito.

Una fioca luce proviene dal fondo della caverna, una musica ancestrale accarezza le pareti di pietra oppure è solo la mia immaginazione. Mi avvicino alla fonte luminosa con la titubanza di chi ha la sensazione di essere in un sogno ma non riesce a svegliarsi. La sinuosa figura davanti a me, avviluppata da fumi aromatici, mi da le spalle. Mi avvicino, si volta e mi sorride senza parlare. Mi fa cenno di sedermi su di una roccia che assomiglia ad una poltrona, lei si accomoda davanti a me, sorride e mi tranquillizzo. Mi porge un calice fumante, dovrei essere sospettoso, soprattutto perché il fumo che ne fuoriesce è verde ma sono sereno, Arianna mi ha messo a mio agio e posso iniziare la mia intervista.


Come è nata la tua passione per la recitazione?

Sicuramente è qualcosa che ho sviluppato sin da bambina, quando imitavo le scene dei film che amavo, da Mary Poppins a “La Storia Infinita”. La vera e propria passione però è scoppiata guardando la Galadriel di Cate Blanchett ne “il signore degli anelli”, quella performance mi spinse ad iscrivermi al corso di teatro del liceo. By the way, l'Ettore Majorana di Latina. Mi sono ripromessa che avrei studiato tantissimo per ottenere un ruolo così importante anche io.




Che scuole di recitazione hai fatto? Raccontaci il tuo percorso di attrice

Sono partita dal laboratorio teatrale del mio liceo Ettore Majorana di Latina, a cura di Vincenzo Castrichini. Poi ho preso una pausa per la Laurea, feci un patto con i miei: appena laureata avrei ripreso a studiare recitazione. E così è stato, il giorno dopo la laurea (in letteratura inglese) ho chiamato Enzo Provenzano, che è stato mio insegnante per tre anni presso il suo laboratorio “Le Tracce” di Latina. Ho provato a studiare recitazione in Scozia ad Edimburgo provando l'ammissione alla Queen's Margaret nel corso di Teatro ma ho fallito miseramente, ero ad un passo dal mollare tutto poi un inaspettato premio come “Miglio Attrice” ad un Festival di Cinema di Pavia con “Anna. Cronache di un'Attrice Emergente” di Daniele Misischia mi ha riportata in Italia. E da lì non ho più smesso. Mi sono spostata su Roma, mi sono iscritta al laboratorio di scrittura comica e cabaret “Makkekomiko” di Mago Mancini dove è nata la nostra “Matildà – Con l'Accento sulla A”. Ed ho vinto una borsa di studio con la Regione Lazio per il corso di “attori cine-televisivi specializzati in web serie” che mi ha portata a lavorare e studiare con Pupi Avati, Fabrizio Giannini e Ennio Coltorti. Ad oggi ho all'attivo tre ruoli al cinema e tanta voglia di migliorare e lavorare sempre di più.

Come è nata la serie “Matildà con l’accento sulla a” diventato ora un mediometraggio su Prime Video (per vederlo clicca qua)


In un pomeriggio di scrittura comica, si parlava degli opposti, dei conflitti che rendono comica una situazione e da brava anima macabra quale sono, ho subito pensato “immagina una sicaria che ha paura del sangue” e da lì,  attingendo dalla mia memoria emotiva e al mio amore per “Leon”, è stata una catena di idee e situazioni nate tutte dalla conflittualità che può dare l'idea di una persona che svolge un lavoro di cui ha tremendamente paura. Il resto è stato semplicemente inserire elementi che si ispirassero al film di Luc Besson che “Matildà” vuole omaggiare, unito a situazioni in parte autobiografiche mi hanno aiutato tantissimo a rendere Matildà ancora più mia e più vera.

Hai scritto soggetto e sceneggiatura di “Matildà”? Che difficoltà hai incontrato?

Io ho scritto i soggetti e i dialoghi, della sceneggiatura se ne è occupato il regista Daniele Misischia. Lui mi ha aiutata tantissimo dandomi delle tracce con le location ben precise poiché facili da organizzare e sfruttare. Io ho scritto tutte le situazioni e i dialoghi, lui li ha sceneggiati tirando fuori i copioni di Matildà. E' stato un bellissimo lavoro di squadra dal quale ho imparato tantissime cose.

Quali sono i tuoi libri preferiti?

Oddio che domanda. Un sacco, come lettrice mi sono formata su tantissimi testi: Harry Potter, Tess dei D'Urbervilles, 1884, Il Dardo e la Rosa e boh no, non si può rispondere a questa domanda. Non sono in grado! Però forse uno dei libri della mia vita rimarrà “Il Buio oltre la siepe”.

Quali sono i tuoi film preferiti?

Qua vado sul sicuro: la storia infinita, il signore degli anelli e Mary Poppins sono i pilastri della mia vita cinefila e quotidiana, sono i film per i quali ho fatto scelte importantissime nella mia vita. The Blair Witch Project invece è il motivo per il quale mi sono appassionata alla stregoneria ed esoterismo. Come serie TV direi “Twin Peaks” che chiude il cerchio esoterico per eccellenza.

Che consigli puoi dare a chi si affaccia nel mondo della recitazione?

Pazienza, miei giovani padawan. La recitazione è uno di quei percorsi che inizia a dare i suoi primi frutti dopo tantissimo tempo, perciò abbiate pazienza e non smettere di seminare anche quando apparentemente non ottenete risultati. Con studio, dedizione, sacrifici e la testardaggine di non mollare, otterrete in cambio tantissimo. Poi, in questo lavoro i contatti sono fondamentali. Quindi non siate invadenti né insistenti con le persone ma cercate di esserci, di essere sul pezzo, di essere informati sempre. Come dice il detto, il caso coglie le menti già preparate, nulla piove dal cielo. E sopratutto sostenete il cinema italiano, i progetti indipendenti, cercate tutte le occasioni possibili per stare davanti la telecamera e fare pratica, questo è un lavoro davvero molto incostante, diventati amici della telecamera quando vi arriva l'opportunità; e non parlate male o per partito preso del cinema nostrano perché è dove alla fine vorremmo tutti lavorare, quindi tanto studio, buone scuole e tutta la pratica che riuscite a fare per conoscervi come attori e come persone.

Il tuo canale Youtube è seguitissimo, cosa ti ha dato l’input per aprirlo? (per vederlo clicca qua)

Foto: Erica Mottin

Conoscendo altre persone che ne avevano uno, sentirli parlare dei loro video e della possibilità che ti offre una piattaforma come Youtube di portare nel mondo la tua immagine e i tuoi contenuti. Non ci avevo mai pensato! I nonni mi hanno regalato la prima telecamera HD nel 2011 ed è stata quella con cui ho iniziato a girare i miei primi video.

Dicci tre cose a cui non rinunceresti mai nella vita.

Il mio cane. Il cappuccino di soia. I miei nonni. 

Foto di Erica Mottin 
(Instagram  Facebook)



Improvvisamente una nebbiolina sempre più intensa sale dalle rocce e mi avvolge, sento la mia testa leggera e l'immagine di Arianna svanisce. Mi accovaccio a terra e chiudo gli occhi, sperando che al mio risveglio tutto sia tornato alla normalità.

❤❤❤❤

Arianna Bonardi nata a Roma, ha vissuto a Latina, il suo curriculum è già ricco di importanti collaborazioni.

CINEMA
Il Mostro della Cripta, Film Prod. Mompracem 2020 ruolo: Luba Valmont
Skull Girl, Pilot serie TV Noose Industry 2019 ruolo: Eva
Peggio per Me; Riccardo Camilli 2018 ruolo: Caterina
Ogni Maledetto Natale, Wildside Production 2014 ruolo: Zia
Tutto molto bello, P. Ruffini 2014 ruolo: Morticia Addams
The Vatican, Ridley Scott 2013 ruolo: Suora

TV-WEB
Autrice Protagonista di “Matildà – Con l'Accento sulla A”, SERIE WEB; regia Daniele
Misischia 2019
“L'Anima de Roma” Web Serie ideata da Fabrizio Giannini, in collaborazione con The
Cerebros e Roma Bella. Ruolo: Schiava di Cesare.
Nexilia s.r.l, video content creator per webzine cine-televisiva “Violetta Rocks”
Pubblicità Postepay, “Il must di ogni vacanza”, 2014, regia di Daniele Cocola
Soltanto Parole, cortometraggio regia D. Misischia ruolo: Morte
Protagonista di Anna: Cronache di un'Attrice emergente SERIE WEB, regia D.
Misisichia, NooseIndustry 2015





mercoledì 21 luglio 2021

Volevo nascondermi - L'arte può salvare la vita.


IL FILM

 "Volevo nascondermi" è un film difficile. Una pellicola complessa in ogni sua parte: recitazione, regia, sceneggiatura e soprattutto "disturbante" per uno spettatore distratto. "Volevo nascondermi" ha bisogno di completa attenzione, non è un film per passare il tempo.

Dobbiamo portare rispetto ad un uomo che era artista a 360° e questa biopic lo fa in maniera egregia. Antonio Ligabue viveva l'arte senza filtri: il naif, di cui era uno dei più grandi esponenti in Italia. Era riuscito a trasformare il suo stato mentale in dono ed è  stata per tutta la vita "l'essenza" del suo lavoro. La purezze e l'ingenuità di un uomo che amava a tal punto gli animali da non disegnargli neppure la pioggia che li bagnasse.


Reduce da un infanzia difficile, il pittore arriva in Italia dalla Svizzera nel 1919, a Gualtieri.  A causa dei suoi problemi fisici e mentali in pochissimo tempo viene considerato da tutti "lo scemo del villaggio". Questo di certo non giova al ragazzo appena ventenne, il piccolo paese lo isola e lui trova nella pittura una potente valvola di sfogo. Il contatto con la natura, soggetto preferito, diventa intimo. Una sorta di connessione con qualcosa di più grande di noi e di cui noi, dilaniati da preconcetti, non comprendiamo la provenienza. 

Ligabue era un uomo solo che è riuscito a dare un senso alla sua vita attraverso la pittura, lanciando un messaggio importante: "L'arte può salvare la vita". L'uomo diventa un tutt'uno con la Natura selvaggia che nella sua semplicità riesce a regalarci immagini spettacolari senza barriere.

La sceneggiatura asciutta riesce ad attirare lo spettatore all'interno di quel mondo contadino, dove le parole sono superflue. La campagna emiliana fa da sfondo alla pellicola in una fotografia così intensa che pare di sentire l'odore della terra arsa dal sole. 

Elio Germano con un interpretazione magistrale, riesce  a "dipingere" la figura dell'artista senza diventare macchietta, accompagnandoci nella sua mente in punta di piedi per comprendere le sensazioni che lo hanno fatto diventare un pittore immortale.

Luca Albanese


L'ARTISTA



Parlando di Ligabue la prima cosa che viene in mente sono i combattimenti di animali, belve selvatiche o bestie da cortile rese con un’ampia pennellata gestuale e impetuosa, con colori vividi spessi e un segno nero angoloso, puntuto, netto e tagliente. Ligabue si personifica con gli animali dipinti, studiati, imitati nei campi e nei boschi in cui errava. La lotta tra vita e morte che rappresenta nei dipinti è il suo disagio interiore, un io lacerato costretto spesso a soccombere dinanzi a una cultura anacronisticamente positivista e una società che ha bisogno di additare il “pazzo” per convincersi della propria normalità. Per capire quanto sia imprescindibile la tematica del bestiario nell’arte di Antonio -unica forma di conoscenza di cui era capace, sola certezza di appartenere al mondo- basti pensare che di fronte alla Sistina di Michelangelo arrivò a dire che un pittore che non inserisce animai nei suoi dipinti non può essere considerato tale. Autodidatta, la passione per il disegno si manifesta in lui già da bambino, quando frequentava il collegio per ragazzi handicappati di Marlach, da cui sarà espulso per cattiva condotta, reagendo alle derisioni dei compagni con violenza. Ligabue è totalmente estraneo al suo tempo, non è consapevole dei dibattiti estetici riguardo l’arte e  la cultura, eppure nei suoi dipinti sono ravvisabili delle affinità stilistiche a  partire da Klimt, nella resa decorativa e a tessere e nella bidimensionalità della composizione, fino alla Scuola romana, da Mafai a Stradone a Borrelli, influenze certamente scaturite dalla frequentazione con Mazzacurati, pittore anch’egli, con cui fece conoscenza durante la vita errabonda nei boschi e da cui fu ospitato nella sua dimora.


Da questo momento arriverà il riscatto: l’artista  inizierà a firmarsi Ligabue, e non più Laccabue, il cognome del patrigno, consapevolizzando così la sua condizione di pittore. La rivalsa gli permetterà di regalarsi una moto prima e successivamente di aprire una scuderia di automobili, di trattare male chi lo bistratterà difendendo invece i più deboli, gli emarginati, le prostitute e i bambini. Verso questi ultimi mantiene addirittura un timore reverenziale, tanto che gli si rivolge dandogli del voi. D’altronde la sua  arte mira alla purezza, all’ingenuità, alla legittimazione della follia attraverso il primitivismo che si affianca al mito del “buon selvaggio” di Rousseau e di Gauguin. A proposito di follia, è inevitabile il reiterato paragone con Van Gogh, con cui condivide alcune scelte formali, la condizione di isolamento, e gli autoritratti ripetuti fino all’ossessività, quasi a ribadire il diritto di esistere, di far parte del mondo. Ma l’arte di Van Gogh è qualcosa di strutturato, risente della pittura olandese, di Rembrandt, va contro l’impressionismo pur schierandosi dalla parte di Cèzanne, mentre Ligabue è totalmente incolto ed estraneo ai tormenti intellettuali dell’epoca. La sua formazione risale alle visite al museo di scienze naturali di Sangallo, condottovi dal patrigno nei momenti di pausa dalle frequenti bevute. Un’arte, quella di Ligabue, in stretta congiunzione con la sua vita tormentata, la sua personalità folle, per cui la pittura è allo stesso tempo mezzo di sostentamento e strumento per ribadire il diritto di esistere, per salvarsi dalla morte.

 

Laura Cianfarani



martedì 13 luglio 2021

Contrera, un detective fuori dalle righe




La recensione non parlerà di un libro ma di una serie di libri, il genere è poliziesco ma non nel senso classico del termine. Il protagonista è un ex poliziotto di Torino, cacciato via perché, intenzionato a svoltare la sua vita, ruba un carico di droga sequestrato dai colleghi della narcotici per spacciarlo nel suo quartiere (Barriera Milano), diventato negli anni una babele multietnica carica di delinquenza e degrado a tal punto che per la gente è diventato impossibile viverci. Quando viene preso in fragranza di reato non si apre nessun processo a suo carico grazie ai meriti del padre, poliziotto encomiabile, apprezzato dai colleghi e dai suoi superiori.
Una volta sbattuto fuori dalla Polizia, con l'aiuto di un amico carabiniere riesce ad ottenere la licenza di detective privato. Inizia ad esercitare la nuova professione usando come ufficio una lavanderia a gettoni di proprietà di un magrebino che gli permette di tenere anche un frigo bar che lui riempie di birre Corona,  di cui non può farne a meno. La sua clientela è della più disparata, solitamente gente del posto, vittima della malavita, che spesso non ha nemmeno i soldi per pagare i suoi servigi.

L'autore ha costruito il personaggio principale in modo geniale. Difficile descriverlo in poche righe ma si impara a conoscerlo caso dopo caso in un climax crescente che porta il lettore a divorarne le pagine. Contrera, questo è il nome dell'ex poliziotto (il nome non ci è dato saperlo) è uno "sfigato", senza un centesimo che ha lasciato moglie e figlia, rifugiandosi dalla sorella che lo ama nonostante il suo carattere. Insieme a lui vivono anche i due nipoti, un maschio adolescente e una bambina che lo adorano e un cognato che invece lo detesta.
Anche i personaggi secondari sono stati creati e sviluppati in maniera intelligente.
Il protagonista ha comportamenti discutibili, al limite della decenza morale, talvolta superandola. Irrispettoso dei sentimenti delle persone che lo circondano, riesce comunque a portare sempre al suo fianco il lettore con una forza empatica travolgente, perché ogni persona ha il proprio lato oscuro e si può riconoscere i alcuni comportamenti di Contrera. Malgrado tutto però è un ottimo detective, perseguitato dalla figura del padre con cui non può competere e che lo porteranno all'input autodistruttivo di non si sente all'altezza.
I casi, inizialmente banali hanno risvolti via via complessi vengono risolti con un guizzo tipico di una mente che ragiona in maniera arguta.
Lo stile di scrittura di Christian Frascella risulta originale, stupefacente e mai banale tiene incollato il lettore alle pagine fino all'epilogo che lascia l'amaro in bocca nella speranza di leggere una nuova avventura dell'investigatore Contrera.


I libri su Contrera sono:
Il colpevole se ne frega (racconto in ebook gratuito, Einaudi 2020)

Il prossimo romanzo uscirà a febbraio del 2022 e si doveva intitolare "Un uomo da uccidere" ma l'autore ha annunciato che è ancora un titolo provvisorio.


Sabrina Cardullo

mercoledì 9 giugno 2021

Sweet Tooth - Perchè è una serie da non perdere.




 Mi sono imbattuto nel trailer di Sweet Tooth e ne sono rimasto da subito rapito. Non ero a conoscenza del fumetto da cui è tratto.

La storia comincia circa sette anni dopo una pandemia denominata l'Afflizione la quale ha ucciso miliardi di persone con il conseguente collasso della società e delle istituzioni. Da allora sono comparsi dei bambini appartenenti ad una nuova razza ibrida in parte umana in parte animale. Gus è uno di questi bambini, vive con il padre che lo obbliga ad una vita da recluso nei boschi del parco nazionale di Yellowstone.

Ci sono tre story line, quella di Gus il ragazzino cervo, di Aimee psicologa che incomincia ad amare il mondo dopo i cambiamenti dati dalla pandemia e il dottor Singh un medico che sta cercando la cura all'Afflizione. Ma Sweet Tooth  non è una serie distopica come le altre. Nelle otto puntate si parla della Meraviglia che la Natura sa regalarci, della Cecità dell'uomo, del Riscatto, della Tenacia, dell'Ottimismo e dell'Integrazione. La serie, prodotta da Robert Downey Jr. insieme alla moglie, ci racconta sotto forma di favola che l'Uomo è ospite della Terra e non può più essere il parassita che la devasta e siccome è incapace di prendere coscienza di questo allora ci pensa la Natura.

Tutto deve ripartire dagli "ibridi" e comincia una battaglia in cui solo chi asseconderà il volere della Natura potrà vincere.

Buona visione.


Qui potrete comprare il fumetto




sabato 5 giugno 2021

Le nostre recensioni- La Pietra di Luna di William Wilkie Collins



Un intramontabile capolavoro di William Wilkie Collins, una vicenda ricca di suspence e colpi di scena, un arcobaleno di personaggi ben delineati, così "veri" da sembrare reali. Niente è lasciato al caso, ogni dettaglio ha la sua propria ragione d'essere. Non c'è un'unica voce narrante: i personaggi principali si alternano mostrando al lettore il proprio punto di vista, la verità attraverso occhi diversi, componendo così, passo dopo passo, il puzzle di una storia incredibile. Si parte dal passato, con un diamante indiano e la terribile maledizione che colpirà non solo colui che l'ha trafugato ma chiunque ne entrerà in contatto. Il romanzo è piuttosto lungo e a ogni pagina si avverte il bisogno di proseguire per scoprire la soluzione del caso. Sovente l'autore giunge al climax "spezzandolo" con un evento inaspettato, che porta il lettore a dover pazientare prima di ottenere la rivelazione tanto attesa; è una mossa che in genere può rallentare il ritmo della lettura o far scemare l'interesse ma con Collins questo non accade, l'attenzione e la suspense sono sempre alte. Il maestro del noir ci ha regalato una perla che merita di essere letta almeno una volta nella vita e a ogni rilettura è capace di regalare le stesse intense emozioni della prima.

Barbara Fabrizio

lunedì 31 maggio 2021

Le interviste del Collettivo Creativo Latina - Quattro chiacchiere con Vanessa Capitini

 Il web è meraviglioso, ha il potere di farti conoscere persone intraprendenti e interessanti. Girando per i vari canali di Youtube ci siamo imbattuti in quello di un artista eccezionale. 


Vanessa Capitini è nata ad Assisi ma da diciassette anni vive vicino a Bologna, ha fatto l'istituto alberghiero e ha lavorato nell'ambito della ristorazione fino a un anno fa, quando il Covid-19 ha interrotto le nostre abitudini. Lei non si è data per vinta e ha deciso di approfondire la sua passione trasformandola in un lavoro: i diorami.


I diorami sono delle ricostruzioni di paesaggi o interni. Guardando i lavori di Vanessa ci vuole poco ad immergersi in mondi fantastici come la sala da pranzo di Hogwarts, lo studio di Dylan Dog o la Bat Caverna. Tutto fatto rigorosamente a mano. La passione e la manualità per creare queste opere d'arte le ha coltivate fin da bambina, quando papà Lamberto l'aiutava e incentivava nella creazione di lavori che in quel momento le servivano per giocare. Grazie a chi ha creduto in lei e alla sua determinazione, ora Vanessa ha un lavoro che ama e che le da molte soddisfazioni. Ancora oggi usa gli attrezzi del babbo che purtroppo non c'è più ma che
vive in ogni suo gesto e nell'accuratezza con cui rende realistici i mondi che tutti noi amiamo. Tra i suoi tanti lavori risaltano i Book Nook da inserire negli scaffali delle vostre librerie e che diventano portali magici in cui perdersi.

Vanessa vive con Chiara sua anima gemella e responsabile dei social per quanto riguarda la diffusione online dei suoi lavori. Questi i canali dove potete trovare Vanessa:

Facebook-CreativeVane

Instagram-CreativeVane

Youtube-CreativeVane


Ora sediamoci virtualmente nello studio di Dylan Dog e davanti ad un bel tè portatoci da Groucho facciamo qualche domanda all'artista che ci ha accolto con il suo splendido sorriso.

- Quando è nata la tua passione?
 All'età di 6 anni,  con il cartone animato di Batman, e Le tartarughe ninja pochi mesi dopo, i miei genitori mi hanno regalato le action figures inerenti questi due cartoni

- Quale è stato il tuo primo lavoro?
Un diorama inerente le fogne delle tartarughe ninja

- Quale è il tuo lavoro di più grandi diorama?
Uno scorcio di Diagon  Alley, tratto dal film largo la bellezza di un metro e 40 cm 

- Quanto tempo impieghi per finire un lavoro  medio?
Oggi grazie ad alcuni utili utensili ho accorciato molto i tempi, ma è una domanda alla quale non si può rispondere, in quanto ogni lavoro è diverso per numero di dettagli e dimensioni, oltre al fatto che affronto tantissimi temi. Posso dire però che 12 ore al giorno circa impiego il mio tempo a creare diorami, è una cosa che amo, spesso non mi rendo conto dell'orario. 

- Quali sono, solitamente, le tue letture?
Ascolto audiolibri tramite un'app sul telefono, prediligo thriller e fantasy. Grazie al fatto che lavoro in proprio posso ascoltarli sempre mentre creo, per cui spesso mi capita di ascoltare un libro e finirlo lo stesso giorno

- C'è qualche diorama che vorresti fare ma non ne hai mai avuto occasione?
Sì, Ritorno al Futuro, ma lo sto per realizzare finalmente

- Che materiali usi per i tuoi diorami?
I soliti del modellismo, plastica, legno prevalentemente, polistirene xps (da non confondere con il
polistirolo che odio e che scoglio a tutti coloro che vorrebbero usarlo per approcciarsi a questo mondo) ferro, carta, cartone, resina e lamiere.  

- Le tue rappresentazioni si ispirano a Film o Serie. Quali sono i tuoi film e le tue serie preferite?

Amo le seguenti serie: Lost, Stranger things, The big bang theory, qualsiasi serie inerente la Marvel, Games of Thrones.
Film preferiti assolutamente Il silenzio degli innocenti, Forrest Gump, Il miglio verde, Il corvo, tutti ii film di Harry Potter, Il signore degli anelli, Ritorno al futuro, I Goonies, Batman ogni cosa ma soprattutto la trilogia di Nolan sulla quale ho creato tanti diorami, potrei continuare sicuramente con innumerevoli altri film, essendo il cinema in cima alle mie passioni.

- Hai mai rinunciato a fare un diorama? Se sì, perché?
Sì ho rinunciato ad ogni diorama inerente Star Wars, non sono all'altezza né è nelle mie corde e all'inizio ho rinunciato ad un diorama di Pulp fiction, non mi sentivo all'altezza di creare una certa scalinata.

- Chi volesse acquistare una delle tue opere o ordinartene una, come può contattarti?
Preferisco dare quasi subito il numero di telefono, dapprima comunque meglio se su Messanger

Il tè è stato delizioso, la compagnia anche. Salutiamo Vanessa con la promessa di tenerci aggiornati sui sullo sviluppo delle sue opere e pensando già a cosa farci fare da poter esporre nelle nostre case.

Book Nook a tema Harry Potter

Lo studio di Silente

Lo studio di Dylan Dog

Due Joker a confronto


martedì 25 maggio 2021

Friends e il fantastico viaggio di H.G. Wells

 


Il Viaggiatore nel Tempo (sarà opportuno chiamarlo così) era intento a illustrarci un argomento molto oscuro. Gli occhi grigi brillavano vivaci; il volto, generalmente pallido, era acceso e animato. Il fuoco brillava allegro; il tranquillo riverbero delle luci incandescenti nei gigli d’argento colpiva le bollicine che apparivano e scomparivano nei nostri bicchieri. Le poltrone, brevettate da lui, ci abbracciavano e accarezzavano, senza cedere al peso del corpo; dominava quella piacevole atmosfera postprandiale, quando il pensiero vaga amabilmente libero dalle pastoie della precisione. E mentre ce ne stavamo lì seduti, in pigra ammirazione davanti all’ardore con cui illustrava il nuovo paradosso (tale lo consideravamo) e davanti alla sua eloquenza, così lui parlò sottolineando i punti principali con l’indice magro...

Così iniziava il romanzo di H.G. Wells "La macchina del tempo", erano i primi passi che avrebbero accompagnato il lettore in un viaggio fantastico. La fantascienza della seconda metà dell'ottocento ha un nonsoché di magico un mix tra speranza e immaginazione che a leggerla oggi ci provoca un senso di tenerezza verso quegli uomini tanto ottimisti da vederci menti sopraffine più di quanto non siamo.

Ma cosa ha a che fare H.G. Wells con Monica, Chandler & Friends?
L'illusione.
Sono passati ventisette anni dall'inizio della più famosa sit-com televisiva, i protagonisti

hanno passato con la maggior parte di noi, dieci anni di vita. Li abbiamo visti crescere e senza accorgercene li abbiamo fatti entrare nelle nostre vite e li sono rimasti, anche quando diciassette anni fa, la sit-com ha chiuso i battenti e ha lasciato l'appartamento e il nostro cuore, vuoti. Chi non ha amato la serie non può capire, gli anni successivi alla fine della trasmissione avevano lasciato nei fans un bisogno assoluto di poter assaporare di nuovo l'aria newyorkese a tal punto che si provò a fare anche uno spin off (stendiamo un velo pietoso) sulle avventure di Joy Tribbiani (Matt LeBlanc). I fans però non volevano questo, avevano bisogno, come in preda ad un attacco di astinenza, delle meccaniche geniali e divertenti dei loro beniamini. Per anni si è sperato in un film. L'avvento di Netflix ha poi regalato il sollievo di cui avevamo bisogno, mettendo online tutte le stagioni e permettendoci di tornare indietro nel tempo.


Ecco cosa hanno in comune "Friends" e H.G. Wells, ci hanno regalato l'illusione di poterci muovere nel tempo a nostro piacimento. Questa è la forza di opere scritte in modo perfetto, l'immortalità. Far credere al lettore o allo spettatore che il tempo non sia mai passato, almeno finche la realtà non bussa alla porta, come sta avvenendo in questi giorni. Il 27 maggio su Fox ci sarà "Friends Reunion" uno spettacolo attesissimo dai fans un ennesimo ritorno al passato con la consapevolezza di rimanere nel presente. Saltano tutti i paradossi temporali e ci ritroviamo invecchiati di diciassette anni (ultima puntata della serie il 4 luglio 2005) in un istante. Un brusco risveglio che lascia il sapore amaro e dolce del tempo che passa. Dopo il 27 maggio saremo consapevoli che non esiste una macchina del tempo e se esiste ci riporterà sempre ad un presente che bene o male ci appartiene e ci accompagnerà fino alla fine.

martedì 18 maggio 2021

Ora, forse, sarai crisalide

 


Un altro tassello della nostra giovinezza si è sbriciolato, lasciandoci tra le dita i cari ricordi legati alle sue opere. Troppo riduttivo chiamarle  canzoni. Ci sono artisti che hanno il potere di esserci senza presenziare, Franco Battiato non era un assiduo frequentatore delle televisioni e di questo gliene saremo per sempre grati. Sapevamo però che c'era ed era una certezza confortante, un porto sicuro in cui approdare nei momenti di burrasca. Ora che una misteriosa malattia ha spazzato quel porto, siamo alla mercé dell'ignoto. Le sue parole, però, rimangono e possiamo usarle come una scialuppa, naufraghi e orfani di tanta poesia.

Franco Battiato non ha voluto dare un nome al male che lo ha strappato a questa vita, ma ognuno di noi sa benissimo di cosa si tratta ed è una delle malattie più crudeli che esistano, una malattia che annulla l'umanità dell'individuo, riducendolo ogni giorno di più a trasformarsi in una scatola vuota. Si riconosce dallo sguardo di chi ne soffre e fa male, ti devasta l'anima anche se fai di tutto per non darlo a vedere, soprattutto al malato. Si cerca di esorcizzare, banalizzare il male cercando di ironizzare, ma lui infido continua la sua strada e lentamente spazza via tutto, lasciando solo un profondo senso d'impotenza. Comprendo la riservatezza dei parenti che hanno, prima di tutto, voluto salvaguardare la dignità dell'uomo.

Vorrei per un attimo assecondare il suo pensiero e credere che in questo momento sia sotto un altra forma, rinato dalla sua stessa morte: gabbiano, delfino, palma, lupo, crisalide o ulivo. Con questo pensiero riesco a trovare la serenità d'animo di cui ho bisogno e che mi permette di poter continuare ad ascoltarlo senza chiedermi nulla. Inutile farsi le domande esistenziali che vengo a galla in questi momenti. Siamo Uomini, e le due cose più naturali che facciamo non possiamo preventivarle: la nascita e la morte. Quando veniamo al mondo  saliamo su una giostra che non si fermerà mai, anche quando noi, in un modo o nell'altro, verremo buttati fuori; la giostra continuerà a girare come se nulla fosse.

Vorrei augurargli buon viaggio, ma non avrebbe senso, il viaggio lo stiamo facendo noi portandoci dietro tutto quello che ci ha lasciato. Quindi buon viaggio a voi, buon viaggio a me che vorrei superare le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare.


…ma in fondo al nostro cuore sappiamo benissimo che non invecchierà mai.


Luca Albanese




sabato 15 maggio 2021

Le Interviste del Collettivo Creativo Latina - Dialogo con Paolo Pasquini sull’undicesima edizione del Festival Dantesco.

Il Collettivo Creativo Latina vi propone un’intervista a Paolo Pasquini fondatore dell’Associazione Culturale Xenia, ideatrice e produttrice del Festival Dantesco di cui si è da poco conclusa l’undicesima edizione.  Continuiamo a parlare del Sommo Poeta in occasione dei suoi settecento anni tra letture e reinterpretazioni dei versi della sua magnum opus: la Divina Commedia.

Come è nato il Festival Dantesco?
È nato per promuovere l'incontro tra arti performative e opera dantesca, sia presso i giovani, sia a livello professionale. Dal 2010 a oggi, lungo 11 edizioni nazionali e 3 edizioni regionali toscane, il concorso performativo rivolto a giovani interpreti della Commedia, nucleo originale del Festival, è stato via via affiancato in maniera sempre più consistente da incontri, interviste, conferenze, presentazioni di libri, anteprime, curiosità. Oggi comincia davvero ad assumere le forme di una festa multidisciplinare all'interno della quale il Concorso è il gioco e il pretesto centrale.
Proprio in questi giorni si è svolto il concorso per giovani interpreti della Divina Commedia. Ti va di parlarcene?
Fino al 2019 il Concorso è stato squisitamente teatrale. Con la pandemia abbiamo realizzato nell'ottobre del 2020 e pochi giorni fa, ai primi di maggio del 2021, due edizioni in versione streaming video. Un'eccezione per noi, vista la precedente stagioni di edizioni teatrali. Un'eccezione però che rimarrà presente anche nelle prossime edizioni. Troppo potente il mondo social, la diffusione in streaming, la risonanza e i contatti che le due recenti edizioni video on-line hanno mostrato di saper sviluppare. Migliaia di visualizzazioni e feedback, oltre cinquanta video dall'Italia, un video da Madrid, altri contatti all'estero... Grazie all'emergenza, paradossalmente, il Festival ha fatto molto passi in avanti.
Leggere e reinterpretare versi scelti del Sommo Poeta: cosa significa oggi soprattutto per i più giovani a cui vi rivolgete?
Significa esprimersi attraverso le arti performative attorno a un linguaggio e a un mondo immaginario ed emotivo che in realtà per i giovani è estremamente vicino e familiare. La straordinaria macchina di effetti speciali ed emozioni estreme che la Commedia rappresenta si unisce al grande desiderio e al grande bisogno dei giovani di esprimersi a tutto tondo, usando il linguaggio del corpo, delle immagini, della musica, del disegno, dell'animazione, delle luci e dell'editing audiovideo, oggi peraltro a portata di mano: tutto questo crea uno scenario di opportunità espressive di cui i giovani sembra abbiano estrema necessità. 
Dopo dieci anni di attività del Festival quali consapevolezze avete maturato e quali le difficoltà incontrate?
La consapevolezza che c'è fame di espressione. E di espressione in particolare del corpo, che reclama i propri diritti in una stagione storica in cui c'è grande pressione e saturazione mentale-visuale-intellettiva. Quanto alle difficoltà mi sento di dare una risposta che spero non sembri presuntuosa: il cammino del Festival in questi 11 anni è stato fondamentalmente in discesa e in crescita, anche al di là delle nostre migliori aspettative. E in quest'anno, con la celebrazione del grande Centenario legato al 700mo anniversario ddlla morte di Dante, in realtà tutto ci è stato reso ancora più facile, in particolare dal Ministero della Cultura - che ha patrocinato e finanziato il Festival attraverso il Comitato Nazionale Dante 2021, istituito dal Ministro Dario Franceschini - e dal sostegno che sempre dal MIC è giunto alla nostra associazione Xenia. Abbiamo cioè incontrato molte porte aperte, tanto entusiasmo e voglia di partecipare al nostro percorso.
Progetti per il futuro?
In estate il nostro spettacolo Versus Dante, già presentato più volte presso Istituti Italiani di Cultura all'estero, di imminente ripresa a partire da luglio 2021. Continua poi il viaggio di - Giovanni Alighieri, del fu Dante_, il nostro prodotto di punta per l'anno pantesco: video/spettacolo con Massimo Popolizio protagonista e il finanziamento del Ministero degli Affari Esteri, che lo ha scelto tra le 20 opere italiane rappresentative dello spettacolo dal vivo attuale, con l'inserimento dell'opera nel portale ITALIANA, vetrina della nostra cultura per l'estero. E poi le prossime edizioni del Festival: il 27 ottobre la nostra prima edizione universitaria, a Roma, al Teatro Palladium, in collaborazione con l'Università degli Studi Roma Tre e in abbinamento a un convegno dantesco internazionale promosso dalle cinque università del Lazio. E ancora a novembre la quarta edizione del Festival Dantesco Toscano, ospitato quest'anno dal Comune di Castelfiorentino.

Intervista di Sara Taffoni

Paola Turci vola così...e ci stupisce

Prima nazionale al Teatro Moderno di Latina dello spettacolo teatrale "Mi amerò lo stesso" dove la cantautrice Paola Turci si racc...