lunedì 21 novembre 2022
Paola Turci vola così...e ci stupisce
venerdì 18 novembre 2022
Un anno pieno di cose
Dopo un anno di silenzio rieccoci qua. Un anno intenso dove sono successe tante cose, belle e brutte. Ma sappiamo che questa è la vita e non possiamo tirarci indietro. Volevamo intanto condividere con voi le cose belle, quindi nei prossimi post vi racconteremo cosa abbiamo fatto quest'anno, che di silenzioso ha avuto ben poco.
mercoledì 1 settembre 2021
Arianna Bonardi, la "strega" che ama Mary Poppins
Una fioca luce proviene dal fondo della caverna, una musica ancestrale accarezza le pareti di pietra oppure è solo la mia immaginazione. Mi avvicino alla fonte luminosa con la titubanza di chi ha la sensazione di essere in un sogno ma non riesce a svegliarsi. La sinuosa figura davanti a me, avviluppata da fumi aromatici, mi da le spalle. Mi avvicino, si volta e mi sorride senza parlare. Mi fa cenno di sedermi su di una roccia che assomiglia ad una poltrona, lei si accomoda davanti a me, sorride e mi tranquillizzo. Mi porge un calice fumante, dovrei essere sospettoso, soprattutto perché il fumo che ne fuoriesce è verde ma sono sereno, Arianna mi ha messo a mio agio e posso iniziare la mia intervista.
Come è nata la tua passione per la recitazione?
Dicci tre cose a cui non rinunceresti mai nella vita.
Il mio cane. Il cappuccino di soia. I miei nonni.
Foto di Erica Mottin
(Instagram Facebook)
mercoledì 21 luglio 2021
Volevo nascondermi - L'arte può salvare la vita.
IL FILM
"Volevo nascondermi" è un film difficile. Una pellicola complessa in ogni sua parte: recitazione, regia, sceneggiatura e soprattutto "disturbante" per uno spettatore distratto. "Volevo nascondermi" ha bisogno di completa attenzione, non è un film per passare il tempo.
Dobbiamo portare rispetto ad un uomo che era artista a 360° e questa biopic lo fa in maniera egregia. Antonio Ligabue viveva l'arte senza filtri: il naif, di cui era uno dei più grandi esponenti in Italia. Era riuscito a trasformare il suo stato mentale in dono ed è stata per tutta la vita "l'essenza" del suo lavoro. La purezze e l'ingenuità di un uomo che amava a tal punto gli animali da non disegnargli neppure la pioggia che li bagnasse.
Reduce da un infanzia difficile, il pittore arriva in Italia dalla Svizzera nel 1919, a Gualtieri. A causa dei suoi problemi fisici e mentali in pochissimo tempo viene considerato da tutti "lo scemo del villaggio". Questo di certo non giova al ragazzo appena ventenne, il piccolo paese lo isola e lui trova nella pittura una potente valvola di sfogo. Il contatto con la natura, soggetto preferito, diventa intimo. Una sorta di connessione con qualcosa di più grande di noi e di cui noi, dilaniati da preconcetti, non comprendiamo la provenienza.
Ligabue era un uomo solo che è riuscito a dare un senso alla sua vita attraverso la pittura, lanciando un messaggio importante: "L'arte può salvare la vita". L'uomo diventa un tutt'uno con la Natura selvaggia che nella sua semplicità riesce a regalarci immagini spettacolari senza barriere.
La sceneggiatura asciutta riesce ad attirare lo spettatore all'interno di quel mondo contadino, dove le parole sono superflue. La campagna emiliana fa da sfondo alla pellicola in una fotografia così intensa che pare di sentire l'odore della terra arsa dal sole.
Elio Germano con un interpretazione magistrale, riesce a "dipingere" la figura dell'artista senza diventare macchietta, accompagnandoci nella sua mente in punta di piedi per comprendere le sensazioni che lo hanno fatto diventare un pittore immortale.
Luca Albanese
L'ARTISTA
Parlando di Ligabue la prima cosa che viene in mente sono i combattimenti di animali, belve selvatiche o bestie da cortile rese con un’ampia pennellata gestuale e impetuosa, con colori vividi spessi e un segno nero angoloso, puntuto, netto e tagliente. Ligabue si personifica con gli animali dipinti, studiati, imitati nei campi e nei boschi in cui errava. La lotta tra vita e morte che rappresenta nei dipinti è il suo disagio interiore, un io lacerato costretto spesso a soccombere dinanzi a una cultura anacronisticamente positivista e una società che ha bisogno di additare il “pazzo” per convincersi della propria normalità. Per capire quanto sia imprescindibile la tematica del bestiario nell’arte di Antonio -unica forma di conoscenza di cui era capace, sola certezza di appartenere al mondo- basti pensare che di fronte alla Sistina di Michelangelo arrivò a dire che un pittore che non inserisce animai nei suoi dipinti non può essere considerato tale. Autodidatta, la passione per il disegno si manifesta in lui già da bambino, quando frequentava il collegio per ragazzi handicappati di Marlach, da cui sarà espulso per cattiva condotta, reagendo alle derisioni dei compagni con violenza. Ligabue è totalmente estraneo al suo tempo, non è consapevole dei dibattiti estetici riguardo l’arte e la cultura, eppure nei suoi dipinti sono ravvisabili delle affinità stilistiche a partire da Klimt, nella resa decorativa e a tessere e nella bidimensionalità della composizione, fino alla Scuola romana, da Mafai a Stradone a Borrelli, influenze certamente scaturite dalla frequentazione con Mazzacurati, pittore anch’egli, con cui fece conoscenza durante la vita errabonda nei boschi e da cui fu ospitato nella sua dimora.
Da questo momento arriverà il riscatto: l’artista inizierà a firmarsi Ligabue, e non più Laccabue, il cognome del patrigno, consapevolizzando così la sua condizione di pittore. La rivalsa gli permetterà di regalarsi una moto prima e successivamente di aprire una scuderia di automobili, di trattare male chi lo bistratterà difendendo invece i più deboli, gli emarginati, le prostitute e i bambini. Verso questi ultimi mantiene addirittura un timore reverenziale, tanto che gli si rivolge dandogli del voi. D’altronde la sua arte mira alla purezza, all’ingenuità, alla legittimazione della follia attraverso il primitivismo che si affianca al mito del “buon selvaggio” di Rousseau e di Gauguin. A proposito di follia, è inevitabile il reiterato paragone con Van Gogh, con cui condivide alcune scelte formali, la condizione di isolamento, e gli autoritratti ripetuti fino all’ossessività, quasi a ribadire il diritto di esistere, di far parte del mondo. Ma l’arte di Van Gogh è qualcosa di strutturato, risente della pittura olandese, di Rembrandt, va contro l’impressionismo pur schierandosi dalla parte di Cèzanne, mentre Ligabue è totalmente incolto ed estraneo ai tormenti intellettuali dell’epoca. La sua formazione risale alle visite al museo di scienze naturali di Sangallo, condottovi dal patrigno nei momenti di pausa dalle frequenti bevute. Un’arte, quella di Ligabue, in stretta congiunzione con la sua vita tormentata, la sua personalità folle, per cui la pittura è allo stesso tempo mezzo di sostentamento e strumento per ribadire il diritto di esistere, per salvarsi dalla morte.
Laura Cianfarani
martedì 13 luglio 2021
Contrera, un detective fuori dalle righe
La recensione non parlerà di un libro ma di una serie di libri, il genere è poliziesco ma non nel senso classico del termine. Il protagonista è un ex poliziotto di Torino, cacciato via perché, intenzionato a svoltare la sua vita, ruba un carico di droga sequestrato dai colleghi della narcotici per spacciarlo nel suo quartiere (Barriera Milano), diventato negli anni una babele multietnica carica di delinquenza e degrado a tal punto che per la gente è diventato impossibile viverci. Quando viene preso in fragranza di reato non si apre nessun processo a suo carico grazie ai meriti del padre, poliziotto encomiabile, apprezzato dai colleghi e dai suoi superiori.
Una volta sbattuto fuori dalla Polizia, con l'aiuto di un amico carabiniere riesce ad ottenere la licenza di detective privato. Inizia ad esercitare la nuova professione usando come ufficio una lavanderia a gettoni di proprietà di un magrebino che gli permette di tenere anche un frigo bar che lui riempie di birre Corona, di cui non può farne a meno. La sua clientela è della più disparata, solitamente gente del posto, vittima della malavita, che spesso non ha nemmeno i soldi per pagare i suoi servigi.
mercoledì 9 giugno 2021
Sweet Tooth - Perchè è una serie da non perdere.
Mi sono imbattuto nel trailer di Sweet Tooth e ne sono rimasto da subito rapito. Non ero a conoscenza del fumetto da cui è tratto.
La storia comincia circa sette anni dopo una pandemia denominata l'Afflizione la quale ha ucciso miliardi di persone con il conseguente collasso della società e delle istituzioni. Da allora sono comparsi dei bambini appartenenti ad una nuova razza ibrida in parte umana in parte animale. Gus è uno di questi bambini, vive con il padre che lo obbliga ad una vita da recluso nei boschi del parco nazionale di Yellowstone.
Ci sono tre story line, quella di Gus il ragazzino cervo, di Aimee psicologa che incomincia ad amare il mondo dopo i cambiamenti dati dalla pandemia e il dottor Singh un medico che sta cercando la cura all'Afflizione. Ma Sweet Tooth non è una serie distopica come le altre. Nelle otto puntate si parla della Meraviglia che la Natura sa regalarci, della Cecità dell'uomo, del Riscatto, della Tenacia, dell'Ottimismo e dell'Integrazione. La serie, prodotta da Robert Downey Jr. insieme alla moglie, ci racconta sotto forma di favola che l'Uomo è ospite della Terra e non può più essere il parassita che la devasta e siccome è incapace di prendere coscienza di questo allora ci pensa la Natura.
Tutto deve ripartire dagli "ibridi" e comincia una battaglia in cui solo chi asseconderà il volere della Natura potrà vincere.
Buona visione.
Qui potrete comprare il fumetto
sabato 5 giugno 2021
Le nostre recensioni- La Pietra di Luna di William Wilkie Collins
lunedì 31 maggio 2021
Le interviste del Collettivo Creativo Latina - Quattro chiacchiere con Vanessa Capitini
Il web è meraviglioso, ha il potere di farti conoscere persone intraprendenti e interessanti. Girando per i vari canali di Youtube ci siamo imbattuti in quello di un artista eccezionale.
Vanessa Capitini è nata ad Assisi ma da diciassette anni vive vicino a Bologna, ha fatto l'istituto alberghiero e ha lavorato nell'ambito della ristorazione fino a un anno fa, quando il Covid-19 ha interrotto le nostre abitudini. Lei non si è data per vinta e ha deciso di approfondire la sua passione trasformandola in un lavoro: i diorami.
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vive in ogni suo gesto e nell'accuratezza con cui rende realistici i mondi che tutti noi amiamo. Tra i suoi tanti lavori risaltano i Book Nook da inserire negli scaffali delle vostre librerie e che diventano portali magici in cui perdersi.
Vanessa vive con Chiara sua anima gemella e responsabile dei social per quanto riguarda la diffusione online dei suoi lavori. Questi i canali dove potete trovare Vanessa:
Ora sediamoci virtualmente nello studio di Dylan Dog e davanti ad un bel tè portatoci da Groucho facciamo qualche domanda all'artista che ci ha accolto con il suo splendido sorriso.
- Quando è nata la tua passione?
All'età di 6 anni, con il cartone animato di Batman, e Le tartarughe ninja pochi mesi dopo, i miei genitori mi hanno regalato le action figures inerenti questi due cartoni
- Quale è stato il tuo primo lavoro?
Un diorama inerente le fogne delle tartarughe ninja
- Quale è il tuo lavoro di più grandi diorama?
Uno scorcio di Diagon Alley, tratto dal film largo la bellezza di un metro e 40 cm
- Quanto tempo impieghi per finire un lavoro medio?
Oggi grazie ad alcuni utili utensili ho accorciato molto i tempi, ma è una domanda alla quale non si può rispondere, in quanto ogni lavoro è diverso per numero di dettagli e dimensioni, oltre al fatto che affronto tantissimi temi. Posso dire però che 12 ore al giorno circa impiego il mio tempo a creare diorami, è una cosa che amo, spesso non mi rendo conto dell'orario.
Ascolto audiolibri tramite un'app sul telefono, prediligo thriller e fantasy. Grazie al fatto che lavoro in proprio posso ascoltarli sempre mentre creo, per cui spesso mi capita di ascoltare un libro e finirlo lo stesso giorno
- C'è qualche diorama che vorresti fare ma non ne hai mai avuto occasione?
Sì, Ritorno al Futuro, ma lo sto per realizzare finalmente
- Che materiali usi per i tuoi diorami?
I soliti del modellismo, plastica, legno prevalentemente, polistirene xps (da non confondere con il
polistirolo che odio e che scoglio a tutti coloro che vorrebbero usarlo per approcciarsi a questo mondo) ferro, carta, cartone, resina e lamiere.
- Le tue rappresentazioni si ispirano a Film o Serie. Quali sono i tuoi film e le tue serie preferite?
Amo le seguenti serie: Lost, Stranger things, The big bang theory, qualsiasi serie inerente la Marvel, Games of Thrones.
Film preferiti assolutamente Il silenzio degli innocenti, Forrest Gump, Il miglio verde, Il corvo, tutti ii film di Harry Potter, Il signore degli anelli, Ritorno al futuro, I Goonies, Batman ogni cosa ma soprattutto la trilogia di Nolan sulla quale ho creato tanti diorami, potrei continuare sicuramente con innumerevoli altri film, essendo il cinema in cima alle mie passioni.
- Hai mai rinunciato a fare un diorama? Se sì, perché?
Sì ho rinunciato ad ogni diorama inerente Star Wars, non sono all'altezza né è nelle mie corde e all'inizio ho rinunciato ad un diorama di Pulp fiction, non mi sentivo all'altezza di creare una certa scalinata.
- Chi volesse acquistare una delle tue opere o ordinartene una, come può contattarti?
Preferisco dare quasi subito il numero di telefono, dapprima comunque meglio se su Messanger
Il tè è stato delizioso, la compagnia anche. Salutiamo Vanessa con la promessa di tenerci aggiornati sui sullo sviluppo delle sue opere e pensando già a cosa farci fare da poter esporre nelle nostre case.
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| Book Nook a tema Harry Potter |
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| Lo studio di Silente |
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| Lo studio di Dylan Dog |
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| Due Joker a confronto |
mercoledì 26 maggio 2021
I nostri incipit puntata 04 - Da dove sto chiamando di Raymond Carver (c...
martedì 25 maggio 2021
Friends e il fantastico viaggio di H.G. Wells
Il Viaggiatore nel Tempo (sarà opportuno chiamarlo così) era intento a illustrarci un argomento molto oscuro. Gli occhi grigi brillavano vivaci; il volto, generalmente pallido, era acceso e animato. Il fuoco brillava allegro; il tranquillo riverbero delle luci incandescenti nei gigli d’argento colpiva le bollicine che apparivano e scomparivano nei nostri bicchieri. Le poltrone, brevettate da lui, ci abbracciavano e accarezzavano, senza cedere al peso del corpo; dominava quella piacevole atmosfera postprandiale, quando il pensiero vaga amabilmente libero dalle pastoie della precisione. E mentre ce ne stavamo lì seduti, in pigra ammirazione davanti all’ardore con cui illustrava il nuovo paradosso (tale lo consideravamo) e davanti alla sua eloquenza, così lui parlò sottolineando i punti principali con l’indice magro...
Così iniziava il romanzo di H.G. Wells "La macchina del tempo", erano i primi passi che avrebbero accompagnato il lettore in un viaggio fantastico. La fantascienza della seconda metà dell'ottocento ha un nonsoché di magico un mix tra speranza e immaginazione che a leggerla oggi ci provoca un senso di tenerezza verso quegli uomini tanto ottimisti da vederci menti sopraffine più di quanto non siamo.
Ma cosa ha a che fare H.G. Wells con Monica, Chandler & Friends?
L'illusione.
Sono passati ventisette anni dall'inizio della più famosa sit-com televisiva, i protagonisti
Ecco cosa hanno in comune "Friends" e H.G. Wells, ci hanno regalato l'illusione di poterci muovere nel tempo a nostro piacimento. Questa è la forza di opere scritte in modo perfetto, l'immortalità. Far credere al lettore o allo spettatore che il tempo non sia mai passato, almeno finche la realtà non bussa alla porta, come sta avvenendo in questi giorni. Il 27 maggio su Fox ci sarà "Friends Reunion" uno spettacolo attesissimo dai fans un ennesimo ritorno al passato con la consapevolezza di rimanere nel presente. Saltano tutti i paradossi temporali e ci ritroviamo invecchiati di diciassette anni (ultima puntata della serie il 4 luglio 2005) in un istante. Un brusco risveglio che lascia il sapore amaro e dolce del tempo che passa. Dopo il 27 maggio saremo consapevoli che non esiste una macchina del tempo e se esiste ci riporterà sempre ad un presente che bene o male ci appartiene e ci accompagnerà fino alla fine.
martedì 18 maggio 2021
Ora, forse, sarai crisalide
Un altro tassello della nostra giovinezza si è sbriciolato, lasciandoci tra le dita i cari ricordi legati alle sue opere. Troppo riduttivo chiamarle canzoni. Ci sono artisti che hanno il potere di esserci senza presenziare, Franco Battiato non era un assiduo frequentatore delle televisioni e di questo gliene saremo per sempre grati. Sapevamo però che c'era ed era una certezza confortante, un porto sicuro in cui approdare nei momenti di burrasca. Ora che una misteriosa malattia ha spazzato quel porto, siamo alla mercé dell'ignoto. Le sue parole, però, rimangono e possiamo usarle come una scialuppa, naufraghi e orfani di tanta poesia.
Franco Battiato non ha voluto dare un nome al male che lo ha strappato a questa vita, ma ognuno di noi sa benissimo di cosa si tratta ed è una delle malattie più crudeli che esistano, una malattia che annulla l'umanità dell'individuo, riducendolo ogni giorno di più a trasformarsi in una scatola vuota. Si riconosce dallo sguardo di chi ne soffre e fa male, ti devasta l'anima anche se fai di tutto per non darlo a vedere, soprattutto al malato. Si cerca di esorcizzare, banalizzare il male cercando di ironizzare, ma lui infido continua la sua strada e lentamente spazza via tutto, lasciando solo un profondo senso d'impotenza. Comprendo la riservatezza dei parenti che hanno, prima di tutto, voluto salvaguardare la dignità dell'uomo.
Vorrei per un attimo assecondare il suo pensiero e credere che in questo momento sia sotto un altra forma, rinato dalla sua stessa morte: gabbiano, delfino, palma, lupo, crisalide o ulivo. Con questo pensiero riesco a trovare la serenità d'animo di cui ho bisogno e che mi permette di poter continuare ad ascoltarlo senza chiedermi nulla. Inutile farsi le domande esistenziali che vengo a galla in questi momenti. Siamo Uomini, e le due cose più naturali che facciamo non possiamo preventivarle: la nascita e la morte. Quando veniamo al mondo saliamo su una giostra che non si fermerà mai, anche quando noi, in un modo o nell'altro, verremo buttati fuori; la giostra continuerà a girare come se nulla fosse.
Vorrei augurargli buon viaggio, ma non avrebbe senso, il viaggio lo stiamo facendo noi portandoci dietro tutto quello che ci ha lasciato. Quindi buon viaggio a voi, buon viaggio a me che vorrei superare le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
…ma in fondo al nostro cuore sappiamo benissimo che non invecchierà mai.
Luca Albanese
sabato 15 maggio 2021
Le Interviste del Collettivo Creativo Latina - Dialogo con Paolo Pasquini sull’undicesima edizione del Festival Dantesco.
Paola Turci vola così...e ci stupisce
Prima nazionale al Teatro Moderno di Latina dello spettacolo teatrale "Mi amerò lo stesso" dove la cantautrice Paola Turci si racc...
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Prima nazionale al Teatro Moderno di Latina dello spettacolo teatrale "Mi amerò lo stesso" dove la cantautrice Paola Turci si racc...
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Ho appena parcheggiato la macchina nella piazza di Bobbio, sono in ritardo. Mi avvicino all'edicola e chiedo all'edicolante se la so...
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Dopo un anno di silenzio rieccoci qua. Un anno intenso dove sono successe tante cose, belle e brutte. Ma sappiamo che questa è la vita e no...





























