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lunedì 15 novembre 2021

Intervista a Cristiano Ciccotti


Ho appena parcheggiato la macchina nella piazza di Bobbio, sono in ritardo. Mi avvicino all'edicola e chiedo all'edicolante se la sosta è a pagamento. Lui mi guarda, si volta, prende un fumetto e me lo porge: "Squadra 666". Alzo lo sguardo per dirgli che non mi interessa ma lui non c'è più, non c'è neppure l'edicola. Mi guardo intorno, sono all'interno di una cripta. Dei passi lenti si stanno avvicinando, indietreggio. Sapevo che non sarei mai dovuto venire qua. Mi appoggio alla parete mentre qualcuno o qualcosa si avvicina, sento il cuore in gola. I passi si fermano e inizia una musica: "The Final Countdown". Cristiano Ciccotti entra ballando con uno stereo Philips anni '80, spegne lo stereo e mi guarda.
- Sei in ritardo.
Vorrei scusarmi ma ho la gola secca dagli urli che non ho fatto uscire. Lui mi porge un bicchiere d'acqua sorridendo.
- Cominciamo?
Cerco di darmi un contegno, ormai la dignità me la sono giocata, prendo carta e penna (sono all'antica) mi siedo su una roccia e inizio l'intervista.

- Quali sono stati i tuoi studi?
Dopo essermi diplomato al Liceo Classico “Amedeo di Savoia” di Tivoli, dato che ero davvero molto attratto dal mondo del cinema, mi sono iscritto al Dams dell’Università di Tor Vergata a Roma, sperando di trovare il modo per entrare in quel mondo. Poi, un paio di anni dopo la laurea, volendo capirne di più su come si scrivesse un film, mi sono iscritto al corso di sceneggiatura della Nuct, dentro Cinecittà. Lì, tra i miei compagni di quel corso, c’era anche Daniele Misischia, con cui ho stretto fin da subito un’amicizia molto forte, che nel tempo è diventata fraterna, condividendo praticamente gli stessi gusti e la stessa passione sia per il cinema, che per la musica, che per il senso dell’umorismo, oltreché per tutto ciò che per noi conta. 

- Come mai le tue sceneggiature sono per la maggior parte horror/thriller?
 Credo perché chi è nato negli anni ’80, come me, ha avuto modo di crearsi un pantheon cinematografico e culturale in cui il mondo del fantastico era assolutamente preponderante. Raccontare storie in cui l’elemento fantastico e il paranormale siano presenti e soprattutto centrali, secondo me, è di gran lunga più interessante che raccontare situazioni che vedo e vivo in prima persona tutti i giorni quando esco di casa. Inoltre, cosa più importante, raccontare una storia “fantastica” (in senso più lato possibile), ti permette di analizzare e raccontare meglio le tematiche che viviamo nel presente. Un esempio su tutti: la prima trilogia di “Guerre Stellari” (ep. IV, V e VI), racconta molto meglio e in modo estremamente più profondo ed interessante (ovviamente secondo me, eh) il rapporto tra un padre e un figlio rispetto ad altri film che raccontano “solamente” le difficoltà di un rapporto padre/figlio. 

- Quali sono i tuoi film preferiti?
Ce ne sono davvero troppi. Farei veramente fatica ad elencarteli tutti, ma a naso: “Blade Runner”, “C’era una volta in America”, “Fight Club”, “La Finestra sul Cortile”, “The Game”, “Ritorno al Futuro” (chiaramente tutti e tre), “The Dark Knight”, “Inception”, “Essi Vivono”, “Lo Squalo”, “Hook”, “La Casa I e II” e “L’Armata Delle Tenebre” ma potrei andare avanti per ore! 

- Quali sono i tuoi libri preferiti? 
Anche qui, domanda difficile. Diciamo che sono più attratto dai racconti che dai romanzi, quindi menzionerò solamente gli autori: Gogol, Dostoevskij, Orwell, Calvino, Pirandello, Stephen King e Chuck Pahlaniuk. 

- Che libro hai sul comodino ora? 
In realtà sul mio comodino in questo momento c’è solo un’abat-jour! Mi sono “convertito” (per il momento) al Kindle, su cui sto leggendo “Incubi e Deliri” di Stephen King, guardacaso un’antologia di racconti. 


- Come nasce l’idea de “Il mostro della cripta”? 
“Il Mostro Della Cripta” è un’idea dei Manetti Bros., che hanno scritto la sceneggiatura del film svariati anni fa, mi pare nel 2007, insieme ad Alessandro Pondi e Paolo Logli. Daniele ed io ci abbiamo rimesso mano tra il 2018 e il 2019, quando i Manetti hanno deciso di produrre il film facendolo dirigere a Daniele, e così, anziché “modernizzarla” (in un decennio cambiano un sacco di cose), l’abbiamo riadattata negli anni ’80. 


- “The End” è un film claustrofobico ambientato in un ascensore, parlaci delle difficoltà che hai incontrato nella stesura della sceneggiatura.
In realtà grosse difficoltà non ne ho incontrate. Da quando un giorno di circa dieci anni fa Daniele mi disse “sarebbe figo ambientare tutto un film dentro un ascensore mentre fuori c’è l’apocalisse”, mi si è subito accesa la classica lampadina. Più che di difficoltà si trattava di una sfida, ovvero quella di non far annoiare chi avrebbe guardato il film. Così ci siamo messi sotto, ci era chiaro che avremmo dovuto far succedere qualcosa in ogni momento, per non far calare la concentrazione. Abbiamo deciso che il protagonista doveva essere un vero stronzo, un po’ come Colin Farrel in “In Linea con l’Assassino”, in modo che quando il suo mondo sarebbe andato a puttane tutti noi ne avremmo gioito, perché se lo meritava. In questo modo, paradossalmente, la gente avrebbe comunque empatizzato con lui, perché anche uno come Claudio Verona merita una seconda chance, se fa ammenda dei suoi peccatucci. Ho scritto la prima stesura della sceneggiatura durante l’estate del 2011. Poi, su quella base, insieme a Daniele l’abbiamo rivista, riletta a morte e riscritta, cercando di migliorare tutto quello che potevamo. 

- Cosa bisogna fare per affacciarsi al mondo della sceneggiatura?
 Il modo migliore è sicuramente essere innamorati del cinema e guardare più film possibile. Poi, ovviamente, bisogna impratichirsi: studiare i manuali di sceneggiatura (“Story”, “Il Viaggio dell’Eroe”, “Save The Cat”, tanto per citarne alcuni) e cercare di fare proprio il concetto di struttura e sviluppo. Ma la cosa più importante è scrivere, scrivere, scrivere e, soprattutto, riscrivere. 

- Un film che avresti voluto sceneggiare?
 Sicuramente “Fight Club”. La sceneggiatura di Jim Uhls è meravigliosa, scritta da dio. Poi, che a dirigere

quel film ci fosse David Fincher non è mica un dettaglio da poco. Ma, tornando alle sceneggiature che avrei voluto scrivere, ci sono anche “Toro Scatenato”, “C’era una volta in America” o tutta la filmografia di John Carpenter. Ovviamente mi fermo per rispetto di chi legge!

- Chi eri in una vita precedente?
Ah, boh.

Un improvvisa nebbia si alza e comincio a sentire una cantilena nell'aria.
Notte fonda, notte scura
tu non devi aver paura
luna rossa, luna piena
ma che bella questa schiena
Incomincia a girarmi la testa, mi appoggio alla parete rocciosa, guardo il sepolcro vuoto ai miei piedi, la pietra tombale è divelta. Ero certo che al mio arrivo fosse intatta. Perdo i sensi e l'ultimo mio pensiero è: "Che morte di merda!".
Mi risveglio in macchina, mi guardo intorno, sono ancora a Bobbio, il paese è deserto. Scendo dall'auto ancora confuso, guardo sul cruscotto e c'è una multa. Penso che andrò alla polizia per protestare ma qualcosa mi dice che è meglio tornare a casa trascrivere l'intervista che forse è frutto di una mia allucinazione, alla multa ci penserò domani...forse.

P.S. 
"Il mostro della cripta" è bellissimo, un omaggio ai B-Movie degli anni 80. Da non perdere!

Luca Albanese



lunedì 31 maggio 2021

Le interviste del Collettivo Creativo Latina - Quattro chiacchiere con Vanessa Capitini

 Il web è meraviglioso, ha il potere di farti conoscere persone intraprendenti e interessanti. Girando per i vari canali di Youtube ci siamo imbattuti in quello di un artista eccezionale. 


Vanessa Capitini è nata ad Assisi ma da diciassette anni vive vicino a Bologna, ha fatto l'istituto alberghiero e ha lavorato nell'ambito della ristorazione fino a un anno fa, quando il Covid-19 ha interrotto le nostre abitudini. Lei non si è data per vinta e ha deciso di approfondire la sua passione trasformandola in un lavoro: i diorami.


I diorami sono delle ricostruzioni di paesaggi o interni. Guardando i lavori di Vanessa ci vuole poco ad immergersi in mondi fantastici come la sala da pranzo di Hogwarts, lo studio di Dylan Dog o la Bat Caverna. Tutto fatto rigorosamente a mano. La passione e la manualità per creare queste opere d'arte le ha coltivate fin da bambina, quando papà Lamberto l'aiutava e incentivava nella creazione di lavori che in quel momento le servivano per giocare. Grazie a chi ha creduto in lei e alla sua determinazione, ora Vanessa ha un lavoro che ama e che le da molte soddisfazioni. Ancora oggi usa gli attrezzi del babbo che purtroppo non c'è più ma che
vive in ogni suo gesto e nell'accuratezza con cui rende realistici i mondi che tutti noi amiamo. Tra i suoi tanti lavori risaltano i Book Nook da inserire negli scaffali delle vostre librerie e che diventano portali magici in cui perdersi.

Vanessa vive con Chiara sua anima gemella e responsabile dei social per quanto riguarda la diffusione online dei suoi lavori. Questi i canali dove potete trovare Vanessa:

Facebook-CreativeVane

Instagram-CreativeVane

Youtube-CreativeVane


Ora sediamoci virtualmente nello studio di Dylan Dog e davanti ad un bel tè portatoci da Groucho facciamo qualche domanda all'artista che ci ha accolto con il suo splendido sorriso.

- Quando è nata la tua passione?
 All'età di 6 anni,  con il cartone animato di Batman, e Le tartarughe ninja pochi mesi dopo, i miei genitori mi hanno regalato le action figures inerenti questi due cartoni

- Quale è stato il tuo primo lavoro?
Un diorama inerente le fogne delle tartarughe ninja

- Quale è il tuo lavoro di più grandi diorama?
Uno scorcio di Diagon  Alley, tratto dal film largo la bellezza di un metro e 40 cm 

- Quanto tempo impieghi per finire un lavoro  medio?
Oggi grazie ad alcuni utili utensili ho accorciato molto i tempi, ma è una domanda alla quale non si può rispondere, in quanto ogni lavoro è diverso per numero di dettagli e dimensioni, oltre al fatto che affronto tantissimi temi. Posso dire però che 12 ore al giorno circa impiego il mio tempo a creare diorami, è una cosa che amo, spesso non mi rendo conto dell'orario. 

- Quali sono, solitamente, le tue letture?
Ascolto audiolibri tramite un'app sul telefono, prediligo thriller e fantasy. Grazie al fatto che lavoro in proprio posso ascoltarli sempre mentre creo, per cui spesso mi capita di ascoltare un libro e finirlo lo stesso giorno

- C'è qualche diorama che vorresti fare ma non ne hai mai avuto occasione?
Sì, Ritorno al Futuro, ma lo sto per realizzare finalmente

- Che materiali usi per i tuoi diorami?
I soliti del modellismo, plastica, legno prevalentemente, polistirene xps (da non confondere con il
polistirolo che odio e che scoglio a tutti coloro che vorrebbero usarlo per approcciarsi a questo mondo) ferro, carta, cartone, resina e lamiere.  

- Le tue rappresentazioni si ispirano a Film o Serie. Quali sono i tuoi film e le tue serie preferite?

Amo le seguenti serie: Lost, Stranger things, The big bang theory, qualsiasi serie inerente la Marvel, Games of Thrones.
Film preferiti assolutamente Il silenzio degli innocenti, Forrest Gump, Il miglio verde, Il corvo, tutti ii film di Harry Potter, Il signore degli anelli, Ritorno al futuro, I Goonies, Batman ogni cosa ma soprattutto la trilogia di Nolan sulla quale ho creato tanti diorami, potrei continuare sicuramente con innumerevoli altri film, essendo il cinema in cima alle mie passioni.

- Hai mai rinunciato a fare un diorama? Se sì, perché?
Sì ho rinunciato ad ogni diorama inerente Star Wars, non sono all'altezza né è nelle mie corde e all'inizio ho rinunciato ad un diorama di Pulp fiction, non mi sentivo all'altezza di creare una certa scalinata.

- Chi volesse acquistare una delle tue opere o ordinartene una, come può contattarti?
Preferisco dare quasi subito il numero di telefono, dapprima comunque meglio se su Messanger

Il tè è stato delizioso, la compagnia anche. Salutiamo Vanessa con la promessa di tenerci aggiornati sui sullo sviluppo delle sue opere e pensando già a cosa farci fare da poter esporre nelle nostre case.

Book Nook a tema Harry Potter

Lo studio di Silente

Lo studio di Dylan Dog

Due Joker a confronto


sabato 15 maggio 2021

Le Interviste del Collettivo Creativo Latina - Dialogo con Paolo Pasquini sull’undicesima edizione del Festival Dantesco.

Il Collettivo Creativo Latina vi propone un’intervista a Paolo Pasquini fondatore dell’Associazione Culturale Xenia, ideatrice e produttrice del Festival Dantesco di cui si è da poco conclusa l’undicesima edizione.  Continuiamo a parlare del Sommo Poeta in occasione dei suoi settecento anni tra letture e reinterpretazioni dei versi della sua magnum opus: la Divina Commedia.

Come è nato il Festival Dantesco?
È nato per promuovere l'incontro tra arti performative e opera dantesca, sia presso i giovani, sia a livello professionale. Dal 2010 a oggi, lungo 11 edizioni nazionali e 3 edizioni regionali toscane, il concorso performativo rivolto a giovani interpreti della Commedia, nucleo originale del Festival, è stato via via affiancato in maniera sempre più consistente da incontri, interviste, conferenze, presentazioni di libri, anteprime, curiosità. Oggi comincia davvero ad assumere le forme di una festa multidisciplinare all'interno della quale il Concorso è il gioco e il pretesto centrale.
Proprio in questi giorni si è svolto il concorso per giovani interpreti della Divina Commedia. Ti va di parlarcene?
Fino al 2019 il Concorso è stato squisitamente teatrale. Con la pandemia abbiamo realizzato nell'ottobre del 2020 e pochi giorni fa, ai primi di maggio del 2021, due edizioni in versione streaming video. Un'eccezione per noi, vista la precedente stagioni di edizioni teatrali. Un'eccezione però che rimarrà presente anche nelle prossime edizioni. Troppo potente il mondo social, la diffusione in streaming, la risonanza e i contatti che le due recenti edizioni video on-line hanno mostrato di saper sviluppare. Migliaia di visualizzazioni e feedback, oltre cinquanta video dall'Italia, un video da Madrid, altri contatti all'estero... Grazie all'emergenza, paradossalmente, il Festival ha fatto molto passi in avanti.
Leggere e reinterpretare versi scelti del Sommo Poeta: cosa significa oggi soprattutto per i più giovani a cui vi rivolgete?
Significa esprimersi attraverso le arti performative attorno a un linguaggio e a un mondo immaginario ed emotivo che in realtà per i giovani è estremamente vicino e familiare. La straordinaria macchina di effetti speciali ed emozioni estreme che la Commedia rappresenta si unisce al grande desiderio e al grande bisogno dei giovani di esprimersi a tutto tondo, usando il linguaggio del corpo, delle immagini, della musica, del disegno, dell'animazione, delle luci e dell'editing audiovideo, oggi peraltro a portata di mano: tutto questo crea uno scenario di opportunità espressive di cui i giovani sembra abbiano estrema necessità. 
Dopo dieci anni di attività del Festival quali consapevolezze avete maturato e quali le difficoltà incontrate?
La consapevolezza che c'è fame di espressione. E di espressione in particolare del corpo, che reclama i propri diritti in una stagione storica in cui c'è grande pressione e saturazione mentale-visuale-intellettiva. Quanto alle difficoltà mi sento di dare una risposta che spero non sembri presuntuosa: il cammino del Festival in questi 11 anni è stato fondamentalmente in discesa e in crescita, anche al di là delle nostre migliori aspettative. E in quest'anno, con la celebrazione del grande Centenario legato al 700mo anniversario ddlla morte di Dante, in realtà tutto ci è stato reso ancora più facile, in particolare dal Ministero della Cultura - che ha patrocinato e finanziato il Festival attraverso il Comitato Nazionale Dante 2021, istituito dal Ministro Dario Franceschini - e dal sostegno che sempre dal MIC è giunto alla nostra associazione Xenia. Abbiamo cioè incontrato molte porte aperte, tanto entusiasmo e voglia di partecipare al nostro percorso.
Progetti per il futuro?
In estate il nostro spettacolo Versus Dante, già presentato più volte presso Istituti Italiani di Cultura all'estero, di imminente ripresa a partire da luglio 2021. Continua poi il viaggio di - Giovanni Alighieri, del fu Dante_, il nostro prodotto di punta per l'anno pantesco: video/spettacolo con Massimo Popolizio protagonista e il finanziamento del Ministero degli Affari Esteri, che lo ha scelto tra le 20 opere italiane rappresentative dello spettacolo dal vivo attuale, con l'inserimento dell'opera nel portale ITALIANA, vetrina della nostra cultura per l'estero. E poi le prossime edizioni del Festival: il 27 ottobre la nostra prima edizione universitaria, a Roma, al Teatro Palladium, in collaborazione con l'Università degli Studi Roma Tre e in abbinamento a un convegno dantesco internazionale promosso dalle cinque università del Lazio. E ancora a novembre la quarta edizione del Festival Dantesco Toscano, ospitato quest'anno dal Comune di Castelfiorentino.

Intervista di Sara Taffoni

Paola Turci vola così...e ci stupisce

Prima nazionale al Teatro Moderno di Latina dello spettacolo teatrale "Mi amerò lo stesso" dove la cantautrice Paola Turci si racc...