mercoledì 21 luglio 2021

Volevo nascondermi - L'arte può salvare la vita.


IL FILM

 "Volevo nascondermi" è un film difficile. Una pellicola complessa in ogni sua parte: recitazione, regia, sceneggiatura e soprattutto "disturbante" per uno spettatore distratto. "Volevo nascondermi" ha bisogno di completa attenzione, non è un film per passare il tempo.

Dobbiamo portare rispetto ad un uomo che era artista a 360° e questa biopic lo fa in maniera egregia. Antonio Ligabue viveva l'arte senza filtri: il naif, di cui era uno dei più grandi esponenti in Italia. Era riuscito a trasformare il suo stato mentale in dono ed è  stata per tutta la vita "l'essenza" del suo lavoro. La purezze e l'ingenuità di un uomo che amava a tal punto gli animali da non disegnargli neppure la pioggia che li bagnasse.


Reduce da un infanzia difficile, il pittore arriva in Italia dalla Svizzera nel 1919, a Gualtieri.  A causa dei suoi problemi fisici e mentali in pochissimo tempo viene considerato da tutti "lo scemo del villaggio". Questo di certo non giova al ragazzo appena ventenne, il piccolo paese lo isola e lui trova nella pittura una potente valvola di sfogo. Il contatto con la natura, soggetto preferito, diventa intimo. Una sorta di connessione con qualcosa di più grande di noi e di cui noi, dilaniati da preconcetti, non comprendiamo la provenienza. 

Ligabue era un uomo solo che è riuscito a dare un senso alla sua vita attraverso la pittura, lanciando un messaggio importante: "L'arte può salvare la vita". L'uomo diventa un tutt'uno con la Natura selvaggia che nella sua semplicità riesce a regalarci immagini spettacolari senza barriere.

La sceneggiatura asciutta riesce ad attirare lo spettatore all'interno di quel mondo contadino, dove le parole sono superflue. La campagna emiliana fa da sfondo alla pellicola in una fotografia così intensa che pare di sentire l'odore della terra arsa dal sole. 

Elio Germano con un interpretazione magistrale, riesce  a "dipingere" la figura dell'artista senza diventare macchietta, accompagnandoci nella sua mente in punta di piedi per comprendere le sensazioni che lo hanno fatto diventare un pittore immortale.

Luca Albanese


L'ARTISTA



Parlando di Ligabue la prima cosa che viene in mente sono i combattimenti di animali, belve selvatiche o bestie da cortile rese con un’ampia pennellata gestuale e impetuosa, con colori vividi spessi e un segno nero angoloso, puntuto, netto e tagliente. Ligabue si personifica con gli animali dipinti, studiati, imitati nei campi e nei boschi in cui errava. La lotta tra vita e morte che rappresenta nei dipinti è il suo disagio interiore, un io lacerato costretto spesso a soccombere dinanzi a una cultura anacronisticamente positivista e una società che ha bisogno di additare il “pazzo” per convincersi della propria normalità. Per capire quanto sia imprescindibile la tematica del bestiario nell’arte di Antonio -unica forma di conoscenza di cui era capace, sola certezza di appartenere al mondo- basti pensare che di fronte alla Sistina di Michelangelo arrivò a dire che un pittore che non inserisce animai nei suoi dipinti non può essere considerato tale. Autodidatta, la passione per il disegno si manifesta in lui già da bambino, quando frequentava il collegio per ragazzi handicappati di Marlach, da cui sarà espulso per cattiva condotta, reagendo alle derisioni dei compagni con violenza. Ligabue è totalmente estraneo al suo tempo, non è consapevole dei dibattiti estetici riguardo l’arte e  la cultura, eppure nei suoi dipinti sono ravvisabili delle affinità stilistiche a  partire da Klimt, nella resa decorativa e a tessere e nella bidimensionalità della composizione, fino alla Scuola romana, da Mafai a Stradone a Borrelli, influenze certamente scaturite dalla frequentazione con Mazzacurati, pittore anch’egli, con cui fece conoscenza durante la vita errabonda nei boschi e da cui fu ospitato nella sua dimora.


Da questo momento arriverà il riscatto: l’artista  inizierà a firmarsi Ligabue, e non più Laccabue, il cognome del patrigno, consapevolizzando così la sua condizione di pittore. La rivalsa gli permetterà di regalarsi una moto prima e successivamente di aprire una scuderia di automobili, di trattare male chi lo bistratterà difendendo invece i più deboli, gli emarginati, le prostitute e i bambini. Verso questi ultimi mantiene addirittura un timore reverenziale, tanto che gli si rivolge dandogli del voi. D’altronde la sua  arte mira alla purezza, all’ingenuità, alla legittimazione della follia attraverso il primitivismo che si affianca al mito del “buon selvaggio” di Rousseau e di Gauguin. A proposito di follia, è inevitabile il reiterato paragone con Van Gogh, con cui condivide alcune scelte formali, la condizione di isolamento, e gli autoritratti ripetuti fino all’ossessività, quasi a ribadire il diritto di esistere, di far parte del mondo. Ma l’arte di Van Gogh è qualcosa di strutturato, risente della pittura olandese, di Rembrandt, va contro l’impressionismo pur schierandosi dalla parte di Cèzanne, mentre Ligabue è totalmente incolto ed estraneo ai tormenti intellettuali dell’epoca. La sua formazione risale alle visite al museo di scienze naturali di Sangallo, condottovi dal patrigno nei momenti di pausa dalle frequenti bevute. Un’arte, quella di Ligabue, in stretta congiunzione con la sua vita tormentata, la sua personalità folle, per cui la pittura è allo stesso tempo mezzo di sostentamento e strumento per ribadire il diritto di esistere, per salvarsi dalla morte.

 

Laura Cianfarani



martedì 13 luglio 2021

Contrera, un detective fuori dalle righe




La recensione non parlerà di un libro ma di una serie di libri, il genere è poliziesco ma non nel senso classico del termine. Il protagonista è un ex poliziotto di Torino, cacciato via perché, intenzionato a svoltare la sua vita, ruba un carico di droga sequestrato dai colleghi della narcotici per spacciarlo nel suo quartiere (Barriera Milano), diventato negli anni una babele multietnica carica di delinquenza e degrado a tal punto che per la gente è diventato impossibile viverci. Quando viene preso in fragranza di reato non si apre nessun processo a suo carico grazie ai meriti del padre, poliziotto encomiabile, apprezzato dai colleghi e dai suoi superiori.
Una volta sbattuto fuori dalla Polizia, con l'aiuto di un amico carabiniere riesce ad ottenere la licenza di detective privato. Inizia ad esercitare la nuova professione usando come ufficio una lavanderia a gettoni di proprietà di un magrebino che gli permette di tenere anche un frigo bar che lui riempie di birre Corona,  di cui non può farne a meno. La sua clientela è della più disparata, solitamente gente del posto, vittima della malavita, che spesso non ha nemmeno i soldi per pagare i suoi servigi.

L'autore ha costruito il personaggio principale in modo geniale. Difficile descriverlo in poche righe ma si impara a conoscerlo caso dopo caso in un climax crescente che porta il lettore a divorarne le pagine. Contrera, questo è il nome dell'ex poliziotto (il nome non ci è dato saperlo) è uno "sfigato", senza un centesimo che ha lasciato moglie e figlia, rifugiandosi dalla sorella che lo ama nonostante il suo carattere. Insieme a lui vivono anche i due nipoti, un maschio adolescente e una bambina che lo adorano e un cognato che invece lo detesta.
Anche i personaggi secondari sono stati creati e sviluppati in maniera intelligente.
Il protagonista ha comportamenti discutibili, al limite della decenza morale, talvolta superandola. Irrispettoso dei sentimenti delle persone che lo circondano, riesce comunque a portare sempre al suo fianco il lettore con una forza empatica travolgente, perché ogni persona ha il proprio lato oscuro e si può riconoscere i alcuni comportamenti di Contrera. Malgrado tutto però è un ottimo detective, perseguitato dalla figura del padre con cui non può competere e che lo porteranno all'input autodistruttivo di non si sente all'altezza.
I casi, inizialmente banali hanno risvolti via via complessi vengono risolti con un guizzo tipico di una mente che ragiona in maniera arguta.
Lo stile di scrittura di Christian Frascella risulta originale, stupefacente e mai banale tiene incollato il lettore alle pagine fino all'epilogo che lascia l'amaro in bocca nella speranza di leggere una nuova avventura dell'investigatore Contrera.


I libri su Contrera sono:
Il colpevole se ne frega (racconto in ebook gratuito, Einaudi 2020)

Il prossimo romanzo uscirà a febbraio del 2022 e si doveva intitolare "Un uomo da uccidere" ma l'autore ha annunciato che è ancora un titolo provvisorio.


Sabrina Cardullo

mercoledì 9 giugno 2021

Sweet Tooth - Perchè è una serie da non perdere.




 Mi sono imbattuto nel trailer di Sweet Tooth e ne sono rimasto da subito rapito. Non ero a conoscenza del fumetto da cui è tratto.

La storia comincia circa sette anni dopo una pandemia denominata l'Afflizione la quale ha ucciso miliardi di persone con il conseguente collasso della società e delle istituzioni. Da allora sono comparsi dei bambini appartenenti ad una nuova razza ibrida in parte umana in parte animale. Gus è uno di questi bambini, vive con il padre che lo obbliga ad una vita da recluso nei boschi del parco nazionale di Yellowstone.

Ci sono tre story line, quella di Gus il ragazzino cervo, di Aimee psicologa che incomincia ad amare il mondo dopo i cambiamenti dati dalla pandemia e il dottor Singh un medico che sta cercando la cura all'Afflizione. Ma Sweet Tooth  non è una serie distopica come le altre. Nelle otto puntate si parla della Meraviglia che la Natura sa regalarci, della Cecità dell'uomo, del Riscatto, della Tenacia, dell'Ottimismo e dell'Integrazione. La serie, prodotta da Robert Downey Jr. insieme alla moglie, ci racconta sotto forma di favola che l'Uomo è ospite della Terra e non può più essere il parassita che la devasta e siccome è incapace di prendere coscienza di questo allora ci pensa la Natura.

Tutto deve ripartire dagli "ibridi" e comincia una battaglia in cui solo chi asseconderà il volere della Natura potrà vincere.

Buona visione.


Qui potrete comprare il fumetto




sabato 5 giugno 2021

Le nostre recensioni- La Pietra di Luna di William Wilkie Collins



Un intramontabile capolavoro di William Wilkie Collins, una vicenda ricca di suspence e colpi di scena, un arcobaleno di personaggi ben delineati, così "veri" da sembrare reali. Niente è lasciato al caso, ogni dettaglio ha la sua propria ragione d'essere. Non c'è un'unica voce narrante: i personaggi principali si alternano mostrando al lettore il proprio punto di vista, la verità attraverso occhi diversi, componendo così, passo dopo passo, il puzzle di una storia incredibile. Si parte dal passato, con un diamante indiano e la terribile maledizione che colpirà non solo colui che l'ha trafugato ma chiunque ne entrerà in contatto. Il romanzo è piuttosto lungo e a ogni pagina si avverte il bisogno di proseguire per scoprire la soluzione del caso. Sovente l'autore giunge al climax "spezzandolo" con un evento inaspettato, che porta il lettore a dover pazientare prima di ottenere la rivelazione tanto attesa; è una mossa che in genere può rallentare il ritmo della lettura o far scemare l'interesse ma con Collins questo non accade, l'attenzione e la suspense sono sempre alte. Il maestro del noir ci ha regalato una perla che merita di essere letta almeno una volta nella vita e a ogni rilettura è capace di regalare le stesse intense emozioni della prima.

Barbara Fabrizio

lunedì 31 maggio 2021

Le interviste del Collettivo Creativo Latina - Quattro chiacchiere con Vanessa Capitini

 Il web è meraviglioso, ha il potere di farti conoscere persone intraprendenti e interessanti. Girando per i vari canali di Youtube ci siamo imbattuti in quello di un artista eccezionale. 


Vanessa Capitini è nata ad Assisi ma da diciassette anni vive vicino a Bologna, ha fatto l'istituto alberghiero e ha lavorato nell'ambito della ristorazione fino a un anno fa, quando il Covid-19 ha interrotto le nostre abitudini. Lei non si è data per vinta e ha deciso di approfondire la sua passione trasformandola in un lavoro: i diorami.


I diorami sono delle ricostruzioni di paesaggi o interni. Guardando i lavori di Vanessa ci vuole poco ad immergersi in mondi fantastici come la sala da pranzo di Hogwarts, lo studio di Dylan Dog o la Bat Caverna. Tutto fatto rigorosamente a mano. La passione e la manualità per creare queste opere d'arte le ha coltivate fin da bambina, quando papà Lamberto l'aiutava e incentivava nella creazione di lavori che in quel momento le servivano per giocare. Grazie a chi ha creduto in lei e alla sua determinazione, ora Vanessa ha un lavoro che ama e che le da molte soddisfazioni. Ancora oggi usa gli attrezzi del babbo che purtroppo non c'è più ma che
vive in ogni suo gesto e nell'accuratezza con cui rende realistici i mondi che tutti noi amiamo. Tra i suoi tanti lavori risaltano i Book Nook da inserire negli scaffali delle vostre librerie e che diventano portali magici in cui perdersi.

Vanessa vive con Chiara sua anima gemella e responsabile dei social per quanto riguarda la diffusione online dei suoi lavori. Questi i canali dove potete trovare Vanessa:

Facebook-CreativeVane

Instagram-CreativeVane

Youtube-CreativeVane


Ora sediamoci virtualmente nello studio di Dylan Dog e davanti ad un bel tè portatoci da Groucho facciamo qualche domanda all'artista che ci ha accolto con il suo splendido sorriso.

- Quando è nata la tua passione?
 All'età di 6 anni,  con il cartone animato di Batman, e Le tartarughe ninja pochi mesi dopo, i miei genitori mi hanno regalato le action figures inerenti questi due cartoni

- Quale è stato il tuo primo lavoro?
Un diorama inerente le fogne delle tartarughe ninja

- Quale è il tuo lavoro di più grandi diorama?
Uno scorcio di Diagon  Alley, tratto dal film largo la bellezza di un metro e 40 cm 

- Quanto tempo impieghi per finire un lavoro  medio?
Oggi grazie ad alcuni utili utensili ho accorciato molto i tempi, ma è una domanda alla quale non si può rispondere, in quanto ogni lavoro è diverso per numero di dettagli e dimensioni, oltre al fatto che affronto tantissimi temi. Posso dire però che 12 ore al giorno circa impiego il mio tempo a creare diorami, è una cosa che amo, spesso non mi rendo conto dell'orario. 

- Quali sono, solitamente, le tue letture?
Ascolto audiolibri tramite un'app sul telefono, prediligo thriller e fantasy. Grazie al fatto che lavoro in proprio posso ascoltarli sempre mentre creo, per cui spesso mi capita di ascoltare un libro e finirlo lo stesso giorno

- C'è qualche diorama che vorresti fare ma non ne hai mai avuto occasione?
Sì, Ritorno al Futuro, ma lo sto per realizzare finalmente

- Che materiali usi per i tuoi diorami?
I soliti del modellismo, plastica, legno prevalentemente, polistirene xps (da non confondere con il
polistirolo che odio e che scoglio a tutti coloro che vorrebbero usarlo per approcciarsi a questo mondo) ferro, carta, cartone, resina e lamiere.  

- Le tue rappresentazioni si ispirano a Film o Serie. Quali sono i tuoi film e le tue serie preferite?

Amo le seguenti serie: Lost, Stranger things, The big bang theory, qualsiasi serie inerente la Marvel, Games of Thrones.
Film preferiti assolutamente Il silenzio degli innocenti, Forrest Gump, Il miglio verde, Il corvo, tutti ii film di Harry Potter, Il signore degli anelli, Ritorno al futuro, I Goonies, Batman ogni cosa ma soprattutto la trilogia di Nolan sulla quale ho creato tanti diorami, potrei continuare sicuramente con innumerevoli altri film, essendo il cinema in cima alle mie passioni.

- Hai mai rinunciato a fare un diorama? Se sì, perché?
Sì ho rinunciato ad ogni diorama inerente Star Wars, non sono all'altezza né è nelle mie corde e all'inizio ho rinunciato ad un diorama di Pulp fiction, non mi sentivo all'altezza di creare una certa scalinata.

- Chi volesse acquistare una delle tue opere o ordinartene una, come può contattarti?
Preferisco dare quasi subito il numero di telefono, dapprima comunque meglio se su Messanger

Il tè è stato delizioso, la compagnia anche. Salutiamo Vanessa con la promessa di tenerci aggiornati sui sullo sviluppo delle sue opere e pensando già a cosa farci fare da poter esporre nelle nostre case.

Book Nook a tema Harry Potter

Lo studio di Silente

Lo studio di Dylan Dog

Due Joker a confronto


sabato 29 maggio 2021

Mutevoli confini. Un appuntamento con Rosy Losito

Vernissage giovedì 10 giugno ore 19,00

Temporary Art Civico 12 – Via Romagnoli, 12 - Latina

Apertura Tutti i giorni 15,00-20,00 su prenotazione al 366.801.1517. Fino al 10 luglio 2021

Info: 366.801.1517



A cura di Laura Cianfarani e Vincenzo Scozzarella

Presentazione di Vincenzo Scozzarella

Evento in ottemperanza alle norme anti COVID-19
Obbligo di mascherina e distanziamento sociale.

La mostra “Mutevoli Confini” è un percorso che racconta una nuova tappa della produzione artistica di Rosy Losito, frutto dell’ultimo anno, in profondo dialogo con l’impatto sulle coscienze provocato dal COVID. Ospitata in un nuovo spazio interamente dipinto di bianco, di ampio respiro, composto da una sala di 120 metri quadrati e una seconda saletta, l’esposizione si snoda attraverso trenta opere fra tele, lavori su poliestere e installazioni site specific. Queste ultime costituiscono la chiave di lettura dell’intera esposizione, imperniata sul concetto di spazio. Se la pandemia da un lato ha ristretto profondamente gli spazi vitali con chiusure e limitazioni, dall’altro, trattandosi di un evento che ha coinvolto e coinvolge l’intero pianeta, ha esteso il concetto di condivisione, rendendo scorrevoli gli spazi stessi, quanto meno a livello interiore. Il titolo stesso, “Mutevoli Confini”, rivela una fluidità, un eterno passaggio tra i luoghi non solo esteriori, ma appartenenti alla  memoria e all’interiorità, dove non si ha chiusura, dove i limiti si estendono senza soluzione di continuità, dove l’artista intende sensibilizzare allo scambio di sensazioni ed emozioni.
“Tra cielo e terra, astratto e figurativo, mondo onirico e reale, trovano spazio i Mutevoli confini, preponderanti nelle dimensioni tangibili eppure docili nel denudarsi allo spettatore. E’ il sogno di un cangiantismo cromatico svelato dalla luce evanescente, un velo che si apre su un universo che è insieme concreto e illusorio, un luogo immaginario e misterioso, specchio dell’imprevedibilità delle leggi del cosmo, della natura sfuggevole delle emozioni, gestite, però, da una costante che è la profondità dello spazio e il suo carattere fluido, fatto di un liquido amniotico in cui è possibile rifugiarsi ogni qual volta se ne avverta il bisogno. In questo mondo parallelo, elogio del qui ed ora, riesce a convivere in modo armonico anche il passato, ascoltato, accolto ed elaborato sino a  coesistere con il presente. Ciò che fu, grazie al ruolo consapevole della memoria, ha trovato la sua autentica collocazione nel ricordo che s’intravede in lontananza, in un gioco di vedo/non vedo  ottenuto grazie alla luce eterea. Gli archetipi di ricerca cognitiva e sfera inconscia si ricongiungono nella creazione artistica, resa posto sicuro e salvifico dal fluido primordiale. In questo sodalizio s’inserisce anche la materia, contraltare del cromatismo onirico, attraverso colori vividi e caldi da cui prende vita la terra. Si svela, qui, la natura tattile ed emozionale della ricerca artistica, la costruzione ludica di un luogo immaginario, dove la composizione acquisisce vita in superficie e, sposandosi con la profondità spirituale del liquido portatore di vita, apre lo sguardo alla dimensione interiore dell’artista, all’introspezione che, se trattata con amorevole cura, approda alla quiete, all’armonia tra macro e microcosmo, tra l’inconscio e la ratio”.
Laura Cianfarani



Paola Turci vola così...e ci stupisce

Prima nazionale al Teatro Moderno di Latina dello spettacolo teatrale "Mi amerò lo stesso" dove la cantautrice Paola Turci si racc...