mercoledì 9 giugno 2021

Sweet Tooth - Perchè è una serie da non perdere.




 Mi sono imbattuto nel trailer di Sweet Tooth e ne sono rimasto da subito rapito. Non ero a conoscenza del fumetto da cui è tratto.

La storia comincia circa sette anni dopo una pandemia denominata l'Afflizione la quale ha ucciso miliardi di persone con il conseguente collasso della società e delle istituzioni. Da allora sono comparsi dei bambini appartenenti ad una nuova razza ibrida in parte umana in parte animale. Gus è uno di questi bambini, vive con il padre che lo obbliga ad una vita da recluso nei boschi del parco nazionale di Yellowstone.

Ci sono tre story line, quella di Gus il ragazzino cervo, di Aimee psicologa che incomincia ad amare il mondo dopo i cambiamenti dati dalla pandemia e il dottor Singh un medico che sta cercando la cura all'Afflizione. Ma Sweet Tooth  non è una serie distopica come le altre. Nelle otto puntate si parla della Meraviglia che la Natura sa regalarci, della Cecità dell'uomo, del Riscatto, della Tenacia, dell'Ottimismo e dell'Integrazione. La serie, prodotta da Robert Downey Jr. insieme alla moglie, ci racconta sotto forma di favola che l'Uomo è ospite della Terra e non può più essere il parassita che la devasta e siccome è incapace di prendere coscienza di questo allora ci pensa la Natura.

Tutto deve ripartire dagli "ibridi" e comincia una battaglia in cui solo chi asseconderà il volere della Natura potrà vincere.

Buona visione.


Qui potrete comprare il fumetto




sabato 5 giugno 2021

Le nostre recensioni- La Pietra di Luna di William Wilkie Collins



Un intramontabile capolavoro di William Wilkie Collins, una vicenda ricca di suspence e colpi di scena, un arcobaleno di personaggi ben delineati, così "veri" da sembrare reali. Niente è lasciato al caso, ogni dettaglio ha la sua propria ragione d'essere. Non c'è un'unica voce narrante: i personaggi principali si alternano mostrando al lettore il proprio punto di vista, la verità attraverso occhi diversi, componendo così, passo dopo passo, il puzzle di una storia incredibile. Si parte dal passato, con un diamante indiano e la terribile maledizione che colpirà non solo colui che l'ha trafugato ma chiunque ne entrerà in contatto. Il romanzo è piuttosto lungo e a ogni pagina si avverte il bisogno di proseguire per scoprire la soluzione del caso. Sovente l'autore giunge al climax "spezzandolo" con un evento inaspettato, che porta il lettore a dover pazientare prima di ottenere la rivelazione tanto attesa; è una mossa che in genere può rallentare il ritmo della lettura o far scemare l'interesse ma con Collins questo non accade, l'attenzione e la suspense sono sempre alte. Il maestro del noir ci ha regalato una perla che merita di essere letta almeno una volta nella vita e a ogni rilettura è capace di regalare le stesse intense emozioni della prima.

Barbara Fabrizio

lunedì 31 maggio 2021

Le interviste del Collettivo Creativo Latina - Quattro chiacchiere con Vanessa Capitini

 Il web è meraviglioso, ha il potere di farti conoscere persone intraprendenti e interessanti. Girando per i vari canali di Youtube ci siamo imbattuti in quello di un artista eccezionale. 


Vanessa Capitini è nata ad Assisi ma da diciassette anni vive vicino a Bologna, ha fatto l'istituto alberghiero e ha lavorato nell'ambito della ristorazione fino a un anno fa, quando il Covid-19 ha interrotto le nostre abitudini. Lei non si è data per vinta e ha deciso di approfondire la sua passione trasformandola in un lavoro: i diorami.


I diorami sono delle ricostruzioni di paesaggi o interni. Guardando i lavori di Vanessa ci vuole poco ad immergersi in mondi fantastici come la sala da pranzo di Hogwarts, lo studio di Dylan Dog o la Bat Caverna. Tutto fatto rigorosamente a mano. La passione e la manualità per creare queste opere d'arte le ha coltivate fin da bambina, quando papà Lamberto l'aiutava e incentivava nella creazione di lavori che in quel momento le servivano per giocare. Grazie a chi ha creduto in lei e alla sua determinazione, ora Vanessa ha un lavoro che ama e che le da molte soddisfazioni. Ancora oggi usa gli attrezzi del babbo che purtroppo non c'è più ma che
vive in ogni suo gesto e nell'accuratezza con cui rende realistici i mondi che tutti noi amiamo. Tra i suoi tanti lavori risaltano i Book Nook da inserire negli scaffali delle vostre librerie e che diventano portali magici in cui perdersi.

Vanessa vive con Chiara sua anima gemella e responsabile dei social per quanto riguarda la diffusione online dei suoi lavori. Questi i canali dove potete trovare Vanessa:

Facebook-CreativeVane

Instagram-CreativeVane

Youtube-CreativeVane


Ora sediamoci virtualmente nello studio di Dylan Dog e davanti ad un bel tè portatoci da Groucho facciamo qualche domanda all'artista che ci ha accolto con il suo splendido sorriso.

- Quando è nata la tua passione?
 All'età di 6 anni,  con il cartone animato di Batman, e Le tartarughe ninja pochi mesi dopo, i miei genitori mi hanno regalato le action figures inerenti questi due cartoni

- Quale è stato il tuo primo lavoro?
Un diorama inerente le fogne delle tartarughe ninja

- Quale è il tuo lavoro di più grandi diorama?
Uno scorcio di Diagon  Alley, tratto dal film largo la bellezza di un metro e 40 cm 

- Quanto tempo impieghi per finire un lavoro  medio?
Oggi grazie ad alcuni utili utensili ho accorciato molto i tempi, ma è una domanda alla quale non si può rispondere, in quanto ogni lavoro è diverso per numero di dettagli e dimensioni, oltre al fatto che affronto tantissimi temi. Posso dire però che 12 ore al giorno circa impiego il mio tempo a creare diorami, è una cosa che amo, spesso non mi rendo conto dell'orario. 

- Quali sono, solitamente, le tue letture?
Ascolto audiolibri tramite un'app sul telefono, prediligo thriller e fantasy. Grazie al fatto che lavoro in proprio posso ascoltarli sempre mentre creo, per cui spesso mi capita di ascoltare un libro e finirlo lo stesso giorno

- C'è qualche diorama che vorresti fare ma non ne hai mai avuto occasione?
Sì, Ritorno al Futuro, ma lo sto per realizzare finalmente

- Che materiali usi per i tuoi diorami?
I soliti del modellismo, plastica, legno prevalentemente, polistirene xps (da non confondere con il
polistirolo che odio e che scoglio a tutti coloro che vorrebbero usarlo per approcciarsi a questo mondo) ferro, carta, cartone, resina e lamiere.  

- Le tue rappresentazioni si ispirano a Film o Serie. Quali sono i tuoi film e le tue serie preferite?

Amo le seguenti serie: Lost, Stranger things, The big bang theory, qualsiasi serie inerente la Marvel, Games of Thrones.
Film preferiti assolutamente Il silenzio degli innocenti, Forrest Gump, Il miglio verde, Il corvo, tutti ii film di Harry Potter, Il signore degli anelli, Ritorno al futuro, I Goonies, Batman ogni cosa ma soprattutto la trilogia di Nolan sulla quale ho creato tanti diorami, potrei continuare sicuramente con innumerevoli altri film, essendo il cinema in cima alle mie passioni.

- Hai mai rinunciato a fare un diorama? Se sì, perché?
Sì ho rinunciato ad ogni diorama inerente Star Wars, non sono all'altezza né è nelle mie corde e all'inizio ho rinunciato ad un diorama di Pulp fiction, non mi sentivo all'altezza di creare una certa scalinata.

- Chi volesse acquistare una delle tue opere o ordinartene una, come può contattarti?
Preferisco dare quasi subito il numero di telefono, dapprima comunque meglio se su Messanger

Il tè è stato delizioso, la compagnia anche. Salutiamo Vanessa con la promessa di tenerci aggiornati sui sullo sviluppo delle sue opere e pensando già a cosa farci fare da poter esporre nelle nostre case.

Book Nook a tema Harry Potter

Lo studio di Silente

Lo studio di Dylan Dog

Due Joker a confronto


sabato 29 maggio 2021

Mutevoli confini. Un appuntamento con Rosy Losito

Vernissage giovedì 10 giugno ore 19,00

Temporary Art Civico 12 – Via Romagnoli, 12 - Latina

Apertura Tutti i giorni 15,00-20,00 su prenotazione al 366.801.1517. Fino al 10 luglio 2021

Info: 366.801.1517



A cura di Laura Cianfarani e Vincenzo Scozzarella

Presentazione di Vincenzo Scozzarella

Evento in ottemperanza alle norme anti COVID-19
Obbligo di mascherina e distanziamento sociale.

La mostra “Mutevoli Confini” è un percorso che racconta una nuova tappa della produzione artistica di Rosy Losito, frutto dell’ultimo anno, in profondo dialogo con l’impatto sulle coscienze provocato dal COVID. Ospitata in un nuovo spazio interamente dipinto di bianco, di ampio respiro, composto da una sala di 120 metri quadrati e una seconda saletta, l’esposizione si snoda attraverso trenta opere fra tele, lavori su poliestere e installazioni site specific. Queste ultime costituiscono la chiave di lettura dell’intera esposizione, imperniata sul concetto di spazio. Se la pandemia da un lato ha ristretto profondamente gli spazi vitali con chiusure e limitazioni, dall’altro, trattandosi di un evento che ha coinvolto e coinvolge l’intero pianeta, ha esteso il concetto di condivisione, rendendo scorrevoli gli spazi stessi, quanto meno a livello interiore. Il titolo stesso, “Mutevoli Confini”, rivela una fluidità, un eterno passaggio tra i luoghi non solo esteriori, ma appartenenti alla  memoria e all’interiorità, dove non si ha chiusura, dove i limiti si estendono senza soluzione di continuità, dove l’artista intende sensibilizzare allo scambio di sensazioni ed emozioni.
“Tra cielo e terra, astratto e figurativo, mondo onirico e reale, trovano spazio i Mutevoli confini, preponderanti nelle dimensioni tangibili eppure docili nel denudarsi allo spettatore. E’ il sogno di un cangiantismo cromatico svelato dalla luce evanescente, un velo che si apre su un universo che è insieme concreto e illusorio, un luogo immaginario e misterioso, specchio dell’imprevedibilità delle leggi del cosmo, della natura sfuggevole delle emozioni, gestite, però, da una costante che è la profondità dello spazio e il suo carattere fluido, fatto di un liquido amniotico in cui è possibile rifugiarsi ogni qual volta se ne avverta il bisogno. In questo mondo parallelo, elogio del qui ed ora, riesce a convivere in modo armonico anche il passato, ascoltato, accolto ed elaborato sino a  coesistere con il presente. Ciò che fu, grazie al ruolo consapevole della memoria, ha trovato la sua autentica collocazione nel ricordo che s’intravede in lontananza, in un gioco di vedo/non vedo  ottenuto grazie alla luce eterea. Gli archetipi di ricerca cognitiva e sfera inconscia si ricongiungono nella creazione artistica, resa posto sicuro e salvifico dal fluido primordiale. In questo sodalizio s’inserisce anche la materia, contraltare del cromatismo onirico, attraverso colori vividi e caldi da cui prende vita la terra. Si svela, qui, la natura tattile ed emozionale della ricerca artistica, la costruzione ludica di un luogo immaginario, dove la composizione acquisisce vita in superficie e, sposandosi con la profondità spirituale del liquido portatore di vita, apre lo sguardo alla dimensione interiore dell’artista, all’introspezione che, se trattata con amorevole cura, approda alla quiete, all’armonia tra macro e microcosmo, tra l’inconscio e la ratio”.
Laura Cianfarani



martedì 25 maggio 2021

Friends e il fantastico viaggio di H.G. Wells

 


Il Viaggiatore nel Tempo (sarà opportuno chiamarlo così) era intento a illustrarci un argomento molto oscuro. Gli occhi grigi brillavano vivaci; il volto, generalmente pallido, era acceso e animato. Il fuoco brillava allegro; il tranquillo riverbero delle luci incandescenti nei gigli d’argento colpiva le bollicine che apparivano e scomparivano nei nostri bicchieri. Le poltrone, brevettate da lui, ci abbracciavano e accarezzavano, senza cedere al peso del corpo; dominava quella piacevole atmosfera postprandiale, quando il pensiero vaga amabilmente libero dalle pastoie della precisione. E mentre ce ne stavamo lì seduti, in pigra ammirazione davanti all’ardore con cui illustrava il nuovo paradosso (tale lo consideravamo) e davanti alla sua eloquenza, così lui parlò sottolineando i punti principali con l’indice magro...

Così iniziava il romanzo di H.G. Wells "La macchina del tempo", erano i primi passi che avrebbero accompagnato il lettore in un viaggio fantastico. La fantascienza della seconda metà dell'ottocento ha un nonsoché di magico un mix tra speranza e immaginazione che a leggerla oggi ci provoca un senso di tenerezza verso quegli uomini tanto ottimisti da vederci menti sopraffine più di quanto non siamo.

Ma cosa ha a che fare H.G. Wells con Monica, Chandler & Friends?
L'illusione.
Sono passati ventisette anni dall'inizio della più famosa sit-com televisiva, i protagonisti

hanno passato con la maggior parte di noi, dieci anni di vita. Li abbiamo visti crescere e senza accorgercene li abbiamo fatti entrare nelle nostre vite e li sono rimasti, anche quando diciassette anni fa, la sit-com ha chiuso i battenti e ha lasciato l'appartamento e il nostro cuore, vuoti. Chi non ha amato la serie non può capire, gli anni successivi alla fine della trasmissione avevano lasciato nei fans un bisogno assoluto di poter assaporare di nuovo l'aria newyorkese a tal punto che si provò a fare anche uno spin off (stendiamo un velo pietoso) sulle avventure di Joy Tribbiani (Matt LeBlanc). I fans però non volevano questo, avevano bisogno, come in preda ad un attacco di astinenza, delle meccaniche geniali e divertenti dei loro beniamini. Per anni si è sperato in un film. L'avvento di Netflix ha poi regalato il sollievo di cui avevamo bisogno, mettendo online tutte le stagioni e permettendoci di tornare indietro nel tempo.


Ecco cosa hanno in comune "Friends" e H.G. Wells, ci hanno regalato l'illusione di poterci muovere nel tempo a nostro piacimento. Questa è la forza di opere scritte in modo perfetto, l'immortalità. Far credere al lettore o allo spettatore che il tempo non sia mai passato, almeno finche la realtà non bussa alla porta, come sta avvenendo in questi giorni. Il 27 maggio su Fox ci sarà "Friends Reunion" uno spettacolo attesissimo dai fans un ennesimo ritorno al passato con la consapevolezza di rimanere nel presente. Saltano tutti i paradossi temporali e ci ritroviamo invecchiati di diciassette anni (ultima puntata della serie il 4 luglio 2005) in un istante. Un brusco risveglio che lascia il sapore amaro e dolce del tempo che passa. Dopo il 27 maggio saremo consapevoli che non esiste una macchina del tempo e se esiste ci riporterà sempre ad un presente che bene o male ci appartiene e ci accompagnerà fino alla fine.

martedì 18 maggio 2021

Ora, forse, sarai crisalide

 


Un altro tassello della nostra giovinezza si è sbriciolato, lasciandoci tra le dita i cari ricordi legati alle sue opere. Troppo riduttivo chiamarle  canzoni. Ci sono artisti che hanno il potere di esserci senza presenziare, Franco Battiato non era un assiduo frequentatore delle televisioni e di questo gliene saremo per sempre grati. Sapevamo però che c'era ed era una certezza confortante, un porto sicuro in cui approdare nei momenti di burrasca. Ora che una misteriosa malattia ha spazzato quel porto, siamo alla mercé dell'ignoto. Le sue parole, però, rimangono e possiamo usarle come una scialuppa, naufraghi e orfani di tanta poesia.

Franco Battiato non ha voluto dare un nome al male che lo ha strappato a questa vita, ma ognuno di noi sa benissimo di cosa si tratta ed è una delle malattie più crudeli che esistano, una malattia che annulla l'umanità dell'individuo, riducendolo ogni giorno di più a trasformarsi in una scatola vuota. Si riconosce dallo sguardo di chi ne soffre e fa male, ti devasta l'anima anche se fai di tutto per non darlo a vedere, soprattutto al malato. Si cerca di esorcizzare, banalizzare il male cercando di ironizzare, ma lui infido continua la sua strada e lentamente spazza via tutto, lasciando solo un profondo senso d'impotenza. Comprendo la riservatezza dei parenti che hanno, prima di tutto, voluto salvaguardare la dignità dell'uomo.

Vorrei per un attimo assecondare il suo pensiero e credere che in questo momento sia sotto un altra forma, rinato dalla sua stessa morte: gabbiano, delfino, palma, lupo, crisalide o ulivo. Con questo pensiero riesco a trovare la serenità d'animo di cui ho bisogno e che mi permette di poter continuare ad ascoltarlo senza chiedermi nulla. Inutile farsi le domande esistenziali che vengo a galla in questi momenti. Siamo Uomini, e le due cose più naturali che facciamo non possiamo preventivarle: la nascita e la morte. Quando veniamo al mondo  saliamo su una giostra che non si fermerà mai, anche quando noi, in un modo o nell'altro, verremo buttati fuori; la giostra continuerà a girare come se nulla fosse.

Vorrei augurargli buon viaggio, ma non avrebbe senso, il viaggio lo stiamo facendo noi portandoci dietro tutto quello che ci ha lasciato. Quindi buon viaggio a voi, buon viaggio a me che vorrei superare le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare.


…ma in fondo al nostro cuore sappiamo benissimo che non invecchierà mai.


Luca Albanese




Paola Turci vola così...e ci stupisce

Prima nazionale al Teatro Moderno di Latina dello spettacolo teatrale "Mi amerò lo stesso" dove la cantautrice Paola Turci si racc...